RIDER H. HAGGARD.
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LA VALLE DEI RE.
OLAF SPADAROSSA 3.
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Titolo originale: THE WANDERER'S NECKLAGE
Traduzione di: Wanda Puggioni
2000. Casa Editrice Nord, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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LE APPASSIONANTI AVVENTURE DEL VICHINGO OLAF CHE DALLE TERRE DEL NORD SCESE CON I SUOI UOMINI PER UNIRSI ALL'IMPERO ROMANO DI BISANZIO NELLA LOTTA CONTRO I MUSULMANI.
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La Saga di Olaf Spadarossa scritta dal famoso H. Rider Haggard, autore del celeberrimo classico Le miniere di re Salomone.
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Il ciclo  composto da tre parti: La collana del Vagabondo, Bisanzio e La valle dei Re.
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Si narrano le avventure del condottiero vichingo Olaf che a causa della spada del Vagabondo sottratta da una tomba di un antico guerriero del Nord viene soprannominato Olaf Spadarossa. La saga inizia con le prime avventure nella sua terra natia e attraverso vicende mozzafiato, costellate di visioni, antiche maledizioni, reincarnazioni, principesse, grandi combattimenti, torture ed eroismi, si dipana nelle aree dell'antico mondo dell'Impero Romano d'Oriente, dove Olaf incontrer finalmente la donna del Fato, che gli era apparsa qualche tempo dopo che era penetrato nella tomba del Vagabondo. L'incontro sar causa di rocambolesche peripezie magistralmente narrate dal grande H. Rider Haggard che attraverso una perfetta caratterizzazione dei personaggi e delle ambientazioni ha composto un'opera che fa parte a ragione dell'olimpo dei classici della letteratura fantastica di tutti i tempi.
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L'Autore.
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Henry Rider Haggard (1856 - 1925). Nacque in Gran Bretagna e si trasfer giovanissimo in Sud Africa dove studi legge e divenne funzionario della Corona. Haggard fa parte della schiera degli autori di romanzi d'avventura pi letti nella storia della narrativa mondiale; la sua produzione viene spesso accostata, per caratteristiche e per favore di pubblico, a quella di Edgar Rice Burroughs; i punti in comune fra i due popolari scrittori possono essere individuati, oltre che nella vivacit d'immaginazione, nelle radici della loro vocazione letteraria e nel profondo influsso che entrambi esercitarono sugli sviluppi dei diversi filoni del fantastico (Philip Jos Farmer, per esempio, attinse a piene mani dalla narrativa di Haggard per il suo Ciclo di Opar).
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Il filone che appare pi intimamente collegato alla sua originale inventiva  la Fantasy, nelle tematiche dei mondi perduti e del soprannaturale. Il primo dei suoi romanzi pi famosi, Le miniere di re Salomone (1885), nacque per scommessa: infatti Haggard s'impegn a scrivere un libro che superasse il modello di Stevenson de L'Isola del Tesoro e lo ambient nel continente africano, di cui aveva una profonda conoscenza delle tradizioni, della storia e di cui fu appassionato studioso delle vestigia delle antiche civilt.
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L'enorme successo del romanzo gli diede la spinta per una carriera trionfale: nel 1887 scrisse il celeberrimo La donna Eterna (She), con il quale apr un ciclo narrativo dedicato al personaggio di Ayesha (vedi Il Ritorno di Ayesha The Return of She, 1905); ma ancora pi successo ebbe la saga di Allan Quatermain, altro personaggio ricorrente nella sua narrativa al quale dedic ben quindici volumi tra romanzi e raccolte di episodi; da notare che in una delle avventure del suo ere preferito (Allan and the Ice Gods, l'unica opera d'impianto fantascientifico), come gi nel romanzo fantastico When the World Shook sul mito di Atlantide, Haggard trasse notevoli ispirazioni dalle opere del suo grande amico Rudyard Kipling.
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Capitolo Primo.
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NOTIZIE DALL'EGITTO.
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Un velo d'oblio senza squarci o cuciture cala nuovamente sulle visioni del mio passato. Cala dove si trovava, sull'ultima scena in quella spaventosa stanza dell'abisso, per levarsi nuovamente lontano da Bisanzio.

Sono cieco e non vedo nulla, perch il potere che mi permette di esumare ci che giace sepolto sotto il peso e le macerie di cos tanti anni non mi dice niente pi di quelle cose che un tempo conoscevano i miei sensi. Quello che non udii allora non odo adesso; cosa non vidi allora non vedo adesso. Cos capita che della stessa Lesbo, della forma delle sue montagne o del colore dei suoi mari, non possa dire nulla pi di quello che mi venne detto, perch la mia vista non si pos mai su di loro in nessuna delle vite che riesco a ricordare.

Era sera. Il calore del sole era scemato e la brezza notturna soffiava attraverso l'ampia stanza fresca nella quale sedevo con Martina, che i soldati nella loro rozza maniera chiamavano: Il Cane Scuro di Olaf. Perch scuro era il colore della pelle di Martina e lei mi guidava da un luogo all'altro come fanno i cani addestrati a condurre i ciechi. Per su di lei il pi rozzo dei soldati non disse mai una cosa cattiva; non per paura, ma perch sapevano che non potevano dire nulla di male di quella donna.

Martina stava parlando; amava sempre parlare di vari argomenti.

- Olaf - disse, - sebbene tu sia un gran brontolone, ti dico che sei nato sotto una buona stella, o sotto la protezione di un santo, chiamalo come vuoi. Per esempio, quando stavi camminando su e gi per quella Sala dell'Abisso nel Palazzo di Costantinopoli, che sogno sempre quando ceno troppo tardi...

- Fu il tuo spirito, o il tuo doppio, o come vuoi chiamarlo, che mi salv da quella trappola mortale - la interruppi.

- ...E il mio spirito, o il mio doppio, rendendosi utile per una volta, stava facendo ci che dicevi. Bene, chi avrebbe mai pensato che dopo poco tempo saresti stato l'amato Governatore della ricca e prospera isola di Lesbo? L'amato comandante di soldati, molti dei quali tuoi compatrioti e, sebbene cieco, il Generale Imperiale che ha inflitto ai musulmani una delle peggiori sconfitte di tutti i tempi?

- Sono Jodd e gli altri che li hanno battuti - risposi. - Io mi sono limitato a stare seduto qui a studiare i piani della battaglia.

- Jodd! - esclam Martina sprezzante. - Jodd non ha sufficiente cervello per le strategie! Sebbene sia un uomo buono a cui appoggiarsi all'occorrenza, e un guerriero incredibile. Inoltre  una persona che nei momenti peggiori riesce a mantenere calmo quel poco cervello che Dio gli ha dato, come Irene sa bene.

Per sei stato tu, Olaf, a ricordare che gli uomini del Nord sono nati sul mare, e hai pensato di far modificare tutti quei vascelli mercantili in galee da guerra, nascondendoli poi in piccole baie con i tuoi uomini al comando di ognuna.

Tu hai escogitato il trucco di lasciare veleggiare indisturbata fino alla baia di Mitilene la flotta musulmana, facendo credere che l'unica nostra difesa era a terra. E quando gli infedeli, sicuri di essere i padroni del mare gettarono le ancore e iniziarono a far sbarcare le truppe, tu hai atteso il momento propizio per l'attacco a sorpresa che ha affondato le loro navi e massacrato quasi tutti, tranne quelli che sarebbero stati utili per il riscatto.

S, non fare il modesto, tu sei la mente strategica, sei il miglior capitano nonostante sia cieco. Oh! Hai agito bene, molto bene! Ora sei ricco grazie alle terre di Irene, e sei onorato da tutti. Se non fosse per la tua cecit, saresti nel pieno della salute, per cui ti ripeto che sei nato sotto una buona stella... o un buon santo.

- Non completamente, Martina - risposi con un sospiro.

-Ah! - replic lei. - Non potrai mai essere contento. Come al solito stai pensando a quella egiziana. Be',  vero che non abbiamo pi avuto sue notizie. Tuttavia, questo non significa che non ne potremo avere. Forse Jodd ha saputo qualcosa da quei prigionieri. Ascolta! Sta arrivando.

Mentre parlava, udii le guardie all'esterno salutare e il pesante passo di Jodd sulla porta della stanza.

- Salute, Generale - disse subito dopo. - Vi porto buone notizie. I messaggeri inviati al Sultano Harun sono tornati con il riscatto. Inoltre, il Califfo manda uno scritto firmato di suo pugno e dai suoi ministri, nel quale giura su Dio e sul suo Profeta che, in considerazione della restituzione da parte nostra dei loro prigionieri - tra i quali sembra ci siano alcuni uomini importanti - n lui n i suoi successori tenteranno qualche nuovo attacco a Lesbo per trent'anni. L'interprete ve lo legger domani e potrete spedire la vostra lettera di risposta insieme ai prigionieri.

- Considerando che questi pagani sono tanti e noi cos pochi, non potremmo ottenere condizioni migliori - dissi. - Come spero la penseranno anche a Costantinopoli... Comunque, i prigionieri si imbarcheranno quando tutto sar in ordine. Ma a me preme anche sapere se hai chiesto notizie riguardanti il vescovo Barnaba, il Principe egiziano Magas, e sua figlia.

- S, Generale, proprio oggi. Ho scoperto che tra i prigionieri ci sono tre soldati che hanno prestato servizio in Egitto e hanno lasciato quella terra non pi di tre mesi fa. Di questi uomini due non avevano mai sentito parlare del vescovo o degli altri. Il terzo, invece, che  stato ferito nel combattimento mi ha riferito alcune notizie.

- Quali notizie, Jodd?

- Nessuna buona, Generale. Il prigioniero ha detto che il vescovo  stato ucciso dai musulmani tempo fa, o cos almeno, gli  stato detto.

- Che riposi in pace con Dio. E degli altri, Jodd, che ne  stato degli altri?

- Sembra che il copto chiamato Magas, non appena ritornato da un lungo viaggio avesse scatenato un'insurrezione da qualche parte nel Sud dell'Egitto, sull' alto corso del Nilo. Contro di lui venne mandato un corpo di spedizione comandato da un certo Musa, Governatore dell'Egitto, e ci furono aspri combattimenti ai quali il prigioniero prese parte. Alla fine i copti che combatterono con Magas vennero sconfitti e massacrati, e Magas stesso venne ucciso perch non era fuggito, mentre sua figlia, Dama Eliodora, venne fatta prigioniera insieme ad altre donne copte.

- E poi? - gemetti.

- Poi venne portata al cospetto dell'Emiro Musa, il quale, notando la sua bellezza, si propose di farla sua schiava. Di fronte alle preghiere della donna, tuttavia, essendo quel Musa, secondo le parole del prigioniero, un uomo misericordioso, le concesse una settimana per piangere suo padre prima di farla entrare nel suo harem.

Per - prosegu frettolosamente, - prima del termine della settimana, mentre le forze musulmane stavano marciando lungo il Nilo, Eliodora pugnal l'eunuco che l'aveva in custodia e fugg.

- Grazie a Dio! - esclamai. - Ma, Jodd, come fa quell'uomo a essere sicuro che si trattasse di Eliodora?

- Tutti sapevano che si trattava della figlia di Magas, che gli egiziani onoravano molto. Inoltre, tra i soldati musulmani aveva il nome di La Dama delle Scaglie a causa di una certa collana che indossava e che voi ricorderete sicuramente.

- Che altro? - chiesi.

- L'Emiro Musa si arrabbi moltissimo di averla persa, e per questo motivo fece fermare il suo esercito e offr una ricompensa per la cattura della donna. La cercarono per due giorni, persino in alcune tombe dove si credeva potesse essersi nascosta, ma non la trovarono. A quel punto l'Emiro risal il Nilo e questa  la fine della storia.

- Fai venire qui il prigioniero, immediatamente, Jodd, con un interprete. Lo voglio interrogare di persona.

- Temo che non sia in grado di venire, Generale.

- Allora andr io da lui. Guidami, Martina.

- Impossibile, Generale, perch l'uomo  morto un'ora fa e i suoi compagni lo stanno preparando per la sepoltura.

- Jodd - dissi rabbiosamente, - quegli uomini sono stati nelle nostre mani per settimane. Come  possibile che tu non abbia scoperto queste cose prima? Conoscevi i miei ordini.

- Perch, Generale, fino a quando non seppero che sarebbero stati liberati, nessuno dei prigionieri ci disse qualcosa. Per quanto fossero duramente interrogati, dissero che parlare andava contro il loro giuramento e che prima sarebbero morti. Qualche tempo fa chiesi a quello stesso uomo notizie dell'Egitto, ma lui mi rispose sempre di non essere mai stato laggi.

- Consolati, Olaf - si intromise Martina, - cosa ti avrebbe potuto dire in pi?

- Nulla, forse - risposi. - Per avrei guadagnato molti giorni di tempo. Avrei saputo dove dovevo andare in Egitto a cercare Eliodora.

- In ogni caso - disse Martina, - non avresti potuto farlo fino a quando non fosse stata firmata la pace.

- E vero - risposi tristemente.

Il giorno dopo, Martina, riprendendo il discorso dell' Egitto, chiese: - Olaf, tu dici che vuoi andare in Egitto. Hai pensato come ci andrai? E come accoglieranno gli egiziani un generale cristiano dell'Impero che ha appena inflitto una cos grande sconfitta al possente Califfo d'Oriente?

E come si comporter l'Emiro Musa, che l governa, quando sapr che sei andato per cercare una donna fuggita dal suo harem? Sappi che potrebbe farti uccidere, Olaf.  follia!

- Potrebbe esserlo, Martina. Tuttavia, andr ugualmente a cercare Eliodora.

- Ammesso che sia ancora viva, morendo tu non l'aiuterai senz'altro, e se  morta, potr attenderti per un po'. Perch il tempo per lei conterebbe ben poco.

- Comunque devo andare, Martina.

- Tu, cieco come sei, vuoi andare in Egitto a cercare una donna che quelli che l governano hanno cercato invano? Cos sia. Per, come ci andrai? Non potrai farlo come nemico, dato che allora avresti bisogno di una flotta e di diecimila spade pronte a spalleggiarti, che tu non hai. D'altronde, prendere pochi uomini coraggiosi non servirebbe ad altro che a condurli verso una morte certa. Come andrai, Olaf?

- Non lo so, Martina. Il tuo cervello  pi pronto del mio.

Pensaci, sono sicuro che troverai la soluzione migliore e pi giusta.

Udii Martina alzarsi e camminare avanti e indietro nella stanza per molto tempo. Alla fine ritorn e si sedette accanto a me.

- Olaf - disse, - hai sempre avuto un buon orecchio per la musica. Mi hai detto che da ragazzo eri solito suonare l'arpa e cantare canzoni composte da te, ed ora che sei diventato cieco, ti sei esercitato cos tanto in quest'arte fino a diventarne un maestro. Inoltre, io ho una bella voce; anzi,  l'unico dono che posseggo. Fu la mia voce che mi fece notare da Irene, quando non ero altro che la figlia di un povero gentiluomo greco che era stato amico di suo padre al quale aveva assegnato un piccolo posto a Corte. Ma tu lo sai bene, perch pi di una volta abbiamo cantato assieme delle canzoni nella tua lingua del Nord che mi hai insegnato un poco.

- S, Martina, e con ci?

- Olaf. Ho sentito dire che gli orientali adorano la musica, specie se  di un tipo che non conoscono. Allora potremmo essere un cieco e sua figlia, no, meglio sua nipote orfana, e guadagnarci da vivere come musicisti girovaghi in Egitto. So che gli adoratori del Profeta considerano peccato gravissimo fare del male a qualcuno menomato: specie se dice di essere stato derubato da ladri cristiani, e poi accecato, cos che non potesse testimoniare contro di loro, e che ora, con la figlia di sua sorella, si guadagna il pane come pu.

Come te, Olaf, anch'io possiedo una certa abilit nelle lingue, e conosco persino un po' di arabo per riuscire a mendicare. Mia madre era siriana, e me lo insegn quando ero bambina, e da quando siamo qui, mi sono esercitata. Cosa ne dici?

- Dico che potremmo viaggiare sicuri in questo modo come in tanti altri. Per, Martina, come posso chiederti di portare un peso simile sulle spalle?

- Oh! Non c' bisogno di chiederlo, Olaf, dato che il Fato me lo ha gi posto sulle spalle quando mi scelse come tua... madrina. Dove vai tu devo andare anch'io, fino a quando non sarai sposato - aggiunse con una risata. - Dopodich, forse non avrai pi bisogno di me.

Be', per quello che pu valere di ho dato un'idea; e ora ci dormiremo un po' sopra sperando di trovarne uno migliore. Prega san Michele questa notte, Olaf.

Come era da immaginarsi, san Michele non mi illumin, cos decisi che avrei recitato la parte di un arpista cieco. A quei tempi esisteva un certo commercio di legno di cedro, lana, vino ed altre mercanzie tra Lesbo e i copti d'Egitto, dato che i musulmani non bevevano alcoolici.

Essendo ormai stata dichiarata la pace tra l'isola e il Califfo, non fu difficile trovare un piccolo vascello che venne caricato di mercanzie. Infine venne messo insieme un equipaggio al comando di un greco di nome Menas, al quale ordinai di spacciarsi per il proprietario. Naturalmente tutti i marinai erano uomini di fede cristiana di cui potevo fidarmi ciecamente, ai quali confidai lo scopo della missione, facendo loro giurare la segretezza su quanto avevano di pi sacro.

Per, ahim! Sapevo che sebbene potessi fidarmi di quei marinai quando erano padroni di loro stessi, non potevo fare altrettanto quando era il vino a dominarli. Nelle mie terre del Nord avevamo un detto che diceva: Con la birra  un altro uomo e quella verit la constatai molte volte.

Quando tutto fu pronto, informai solo Jodd del mio piano, e gli lasciai le istruzioni per come comportarsi se non fossi pi tornato. Agli altri ufficiali e ai soldati dissi solo che mi proponevo di fare un viaggio sotto le mentite spoglie di un mercante per scoprire di persona la situazione nei paesi circostanti, specialmente quella dei cristiani dell'Egitto.

Quando seppe ogni cosa, Jodd, sebbene fosse un ottimista, si intrist, perch aveva il presentimento che quel viaggio per me potesse essere l'ultimo.

- Me l'aspettavo - disse. - Eppure, Generale, confidavo che il vostro santo potesse condurvi su un sentiero pi sicuro. Senza dubbio questa Dama Eliodora, o  morta, o  fuggita, o si  sposata; comunque, non la troverete mai.

- Tuttavia devo cercarla, Jodd.

- Siete cieco. Come farete a cercarla?

Poi gli venne un'idea e aggiunse: - Ascoltate, Generale. Io e tutti noi abbiamo giurato di proteggere Dama Eliodora. Voi rimanete qui: andr io a cercarla con un vascello pieno di uomini armati, ma camuffati da mercanti.

A quel punto scoppiai a ridere: - Quale camuffamento pu nascondere Jodd il gigante, la cui fama le spie musulmane hanno diffuso in tutto l'Oriente? Solo la tua voce ti farebbe scoprire anche al buio. E di quale efficacia sarebbe una nave di uomini armati contro le forze dell'Emiro d'Egitto?

No, no, Jodd: qualunque sia il pericolo, io devo andare da solo. Se vengo ucciso o non ritorno entro otto mesi, diventerai il nuovo Governatore di Lesbo. Sei gi stato nominato mio vice da Costantino che confermer la nuova carica.

- Non voglio essere Governatore di Lesbo - disse Jodd. - Inoltre, Olaf - aggiunse lentamente, - un mendicante cieco deve avere qualcuno che lo guidi. Non puoi andare da solo, Olaf. Se ci saranno pericoli devi avere qualcuno che ti aiuti.

-  vero, Jodd,  proprio questo che mi preoccupa. Infatti  mia intenzione cercare un'altra guida, perch credo che Martina sarebbe pi al sicuro qui, sotto la tua custodia. Devi convincerla, Jodd. Nessuno pu pretendere troppo, persino da una madrina.

- Da una madrina! Per Thor! Olaf, sei davvero cieco. Tuttavia tenter. Zitto! Eccola che arriva per avvertirci che la cena  pronta.

Durante la cena erano presenti in molti, oltre ai servitori, e i discorsi furono generici. Terminato il pasto mi trattenni a colloquio con alcuni ufficiali. Quando se ne andarono, mi sedetti sui cuscini di un divano e, essendo stanco, mi addormentai fino a quando non venni svegliato, o meglio, mezzo svegliato da delle voci che provenivano dal giardino esterno. Erano quelle di Jodd e di Martina, e Martina stava dicendo:

- Smettila di parlare. Nessun altro salvo me andr in questa missione in Egitto con Olaf. Se moriamo, come credo che avverr, cosa importa? Almeno non sar morto da solo.

- E se la missione dovesse fallire, Martina? Voglio dire, se non doveste trovare Eliodora e doveste ritornare entrambi sani e salvi, cosa accadrebbe allora?

- Be', allora... nulla: come  stato fino ad oggi, cos sar in futuro. Continuer a fare la mia parte come  mio dovere e mio desiderio. Non ricordi che sono la madrina di Olaf?

- S, lo ricordo. Tuttavia ho sentito dire che la Chiesa Cristiana non stringe mai un nodo che non si possa sciogliere... per quanto mi riguarda, non so perch un uomo non debba sposare una persona dal sangue diverso dal suo solo perch  stata nominata madrina davanti a un altare di pietra da parte di un uomo dalle vesti ricamate. Di' pure che non capisco queste cose. Forse,  meglio lasciar perdere. Per, Martina, supponiamo che questa strana ricerca abbia successo, e Olaf ha la capacit di avere successo dove altri falliscono. Be', supponendo che con l'aiuto degli di, Olaf riesca a trovare la sua bellissima Eliodora, nubile e ancora disposta a volerlo, e che si dovessero sposare, cosa accadrebbe allora a te, Martina?

- Allora, Capitano Jodd - rispose lentamente, - se sarai ancora della stessa opinione, potremmo nuovamente parlarne. Ricorda solo che non chiedo promesse e neppure ne faccio.

- Cos sei proprio decisa a partire con Olaf per l'Egitto?

- S, certo, a meno che io non muoia prima. Non capisci? Oh! Ovvio che non capisci, e neppure posso fermarmi a spiegartelo. Capitano Jodd, vado in Egitto con un mendicante cieco, il cui nome al momento non ricordo, ma che  mio zio, e dove senza dubbio vedr molte cose strane. Se mai ritorner, te le racconter. Nel frattempo, buonanotte.

Capitolo Secondo

LE STATUE DEL NILO

La prima cosa che ricordo di quel viaggio verso l'Egitto  che mi trovai seduto al tepore del sole mattutino sul ponte del nostro piccolo mercantile, battezzato con il nome della dea pagana Diana. Eravamo arrivati nel porto di Alessandria. Martina, che adesso si presentava con il nome di Hilda, mi stava accanto, raccontandomi quello che vedeva della grande citt che si stendeva di fronte a noi.

Mi descriveva il famoso Faro che ancora si ergeva dalla sua rocca, sebbene la sua luce non ardesse pi, perch da quando i musulmani si erano impadroniti dell'Egitto l'avevano lasciata spegnere: alcuni sostenevano che i musulmani temevano che potesse guidare contro la citt una flotta di cristiani.

Martina parlava degli splendidi palazzi che avevano costruito i greci, molti dei quali adesso erano vuoti o bruciati, le chiese cristiane, le moschee, le ampie strade, e i moli ricoperti d'erba.

Mentre stavamo cos, lei intenta a parlare e io ad ascoltare e a porre domande, Martina disse:

- Sta arrivando l'imbarcazione con gli ufficiali del porto che devono ispezionare la nave prima che possa scaricare il suo carico. Adesso, Olaf, ricorda che d'ora in avanti ti chiami Hodur (avevo preso quel nome dal dio cieco delle genti del Nord). Recita bene la tua parte, e soprattutto sii umile. Se vieni insultato o persino colpito, non mostrare ira e fai in modo di tenere quella tua spada rossa ben nascosta sotto l'abito. Se ti comporterai cos, dovremmo essere al sicuro perch siamo proprio camuffati bene.

L'imbarcazione ci affianc. Udii degli uomini salire la scaletta della nave. Poi qualcuno mi diede un calcio. Era il nostro Capitano Menas, che aveva anche lui una parte da recitare.

- Levati dai piedi, sporco mendicante cieco - disse. - I nobili ufficiali del Califfo salgono a bordo della nostra nave e tu blocchi loro la strada.

- Non toccate colui che Dio ha afflitto - disse una voce greve, parlando in cattivo greco. -  facile per noi girare intorno a quest'uomo. Ma, capitano, dimmi chi , e perch viene in Egitto: dal loro aspetto si direbbe che lui e la donna devono aver visto giorni migliori.

- Non saprei. Signore - rispose il capitano. - Dopo che hanno pagato il loro passaggio, non mi sono pi occupato di loro. Comunque, suonano e cantano bene, e mi sono serviti a mantenere i marinai di buon umore quando c'era bonaccia.

- Signore - mi intromisi, - sono un uomo del Nord; mi chiamo Hodur, e questa donna  mia nipote. Ero un mercante d'ambra, ma i ladri derubarono me e i miei compagni di tutto ci che possedevamo mentre eravamo in viaggio verso Bisanzio. Tennero me, che ero il capo del gruppo, come ostaggio per il riscatto, accecandomi nel timore che potessi testimoniare contro di loro, mentre gli altri vennero uccisi. Questa  l'unica figlia di mia sorella, che ha sposato un greco, e ora ci guadagniamo da vivere grazie alla nostra abilit con la musica.

-  proprio vero che voi cristiani non vi amate molto - disse l'ufficiale. - Accetta il Corano e non verrete trattati cos. Per, perch siete venuti in Egitto?

- Abbiamo sentito che  una terra ricca dove la gente ama la musica, e siamo venuti sperando di guadagnare del denaro che ci possa permettere di continuare a vivere. Non mandateci via. Signore; abbiamo una piccola offerta da fare... Hilda, nipote mia, dov' la moneta d'oro che ti ho dato? Offrila a questo nobile Signore.

- No, no - disse l'ufficiale. - Come potrei togliere il pane dalla bocca di un povero? Segretario - aggiunse in arabo a un uomo che era con lui, - scrivete una lettera dando il permesso a questi due di sbarcare e di condurre la loro vita ovunque in Egitto senza domande od ostacoli, e portatemela subito perch la possa firmare e apporre il sigillo. Addio, musici. Temo che troverete poco denaro in Egitto dato che la terra  stata colpita dalla carestia. Comunque andate e prosperate in nome di Dio, e che Egli possa far volgere i vostri cuori alla vera fede.

Accadde cos che, grazie alla misericordia di quel musulmano, il cui nome, che seppi quando ci incontrammo nuovamente, era Yusuf, molti ostacoli vennero spianati davanti al nostro cammino. Infatti, in virt del suo incarico, Yusuf aveva il potere di impedire l'ingresso in quella terra alle persone come noi, un potere che, se si trattava di cristiani, era quasi sempre messo in pratica. Per, per il fatto che aveva visto il capitano trattarmi male o perch, essendo un soldato, aveva intuito che appartenevo alla sua stessa schiatta, qualunque storia mi fosse piaciuto raccontare, quella regola per noi non venne applicata. Inoltre la lettera che mi diede ci permise di andare dove volevamo in Egitto senza ostacoli o impedimenti.

Ogni volta che ci fermavano o ci minacciavano, cosa che accadde diverse volte, fu sufficiente presentarla perch venissimo subito lasciati proseguire per la nostra strada senza ostacoli.

Prima di lasciare la nave ebbi un'ultima conversazione con il capitano Menas. Gli ordinai di attendere nella baia dicendo di essere in attesa di un carico che doveva arrivare: granturco non ancora raccolto o qualunque altra cosa fosse conveniente, fino a quando non fossimo ritornati.

Se dopo un mese non fossimo ricomparsi, allora avrebbe dovuto effettuare un viaggio commerciale fino ai porti vicini e poi sarebbe dovuto tornare. Doveva continuare a compiere queste manovre fino a quando non avesse ricevuto ordini scritti di mio pugno o finch non avesse raccolto prove evidenti che fossimo morti. L'uomo promise che avrebbe fatto tutte queste cose.

- S - disse Martina che si trovava con me, - voi promettete, capitano, e vi crediamo, ma il problema : potete rispondere anche per gli altri? Per esempio, per il marinaio Cosmas, che vedo laggi gi ubriaco e che sta parlando ad alta voce di molte cose?

- D'ora in avanti, Signora, Cosmas berr solo acqua. Quando non  sbronzo  un ragazzo onesto e io rispondo per lui.

Per, ahim! Come alla fine venne dimostrato, di Cosmas non pot rispondere nessuno.

Sbarcammo e prendemmo alloggio in una casa dove eravamo al sicuro. Se i proprietari cristiani di quella casa sapessero o no chi fossimo, non ne sono certo. Comunque, grazie a loro, venimmo introdotti di notte nel palazzo di Poliziano, il Patriarca Melchitico di Alessandria.

Questi era un uomo dal viso severo, con la barba nera e il cuore onesto, ma di idee ristrette, del quale il vescovo Barnaba mi aveva spesso parlato come del suo amico pi caro.

Raccontai tutto a questo Poliziano sotto il sigillo della nostra fede, chiedendo il suo aiuto nella mia ricerca. Quando ebbi finito il mio racconto, l'uomo pens per un po', poi disse: - Sei un uomo coraggioso, Generale Olaf, cos coraggioso che credo che Dio debba guidarti per i Suoi fini. Hai sentito bene. Barnaba, il mio amato fratello e tuo padre in Cristo, non  pi su questa terra.  stato assassinato da qualche fanatico musulmano poco dopo il suo rientro da Bisanzio. Inoltre,  vero che il Principe Magas  stato ucciso in battaglia dall'Emiro Musa e che Dama Eliodora  sfuggita dalle sue grinfie. Cosa le sia accaduto dopo quell'episodio nessuno lo sa, ma per conto mio credo che sia morta.

- E io invece credo che sia viva - risposi. - E sono venuto per cercarla.

- Cercala e la troverai - medit il Patriarca. - Almeno lo spero, sebbene il mio consiglio sia di rimanere qui e di mandare altri a cercarla.

- Questo non lo far mai - risposi deciso.

- Allora vai, e che Dio sia con te. Avvertir alcuni uomini fidati del tuo arrivo, cos che non ti mancher mai un amico nel momento del bisogno. Quando tornerai, se mai avverr, vieni da me, perch io ho pi influenza sui musulmani di molti altri e questo potrebbe esserti d'aiuto. Non posso dire altro, inoltre  sicuro che voi vi state attardando qui troppo a lungo. Ma un momento, ti prego. Ci sono due cose che devi sapere. La prima  che l'Emiro Musa, l'uomo che cattur Dama Eliodora,  sul punto di essere deposto. L'ho saputo dal Califfo Harun in persona, perch io e lui siamo in relazioni amichevoli grazie a un servigio che gli resi per la mia abilit medica. La seconda  che Irene ha ingannato Costantino o lo ha stregato: non so quale delle due. Comunque, per proclama di Costantino, Irene ancora una volta governa insieme a lui l'Impero, e credo che ci significher la condanna a morte dell'Imperatore, e forse anche la tua.

- Il male che Irene ha fatto  gi sufficiente - dissi. - Se vivr, sapr se i giuramenti sono sacri anche per Irene, cos come lo sapr Costantino.

Poi ci separammo.

Lasciando Alessandria, vagammo prima fino alla citt di Misra, che sorgeva vicina alle possenti piramidi sotto le cui ombre dormimmo una notte in una tomba vuota. Poi, con lente marce, raggiungemmo le rive del Nilo, guadagnandoci il pane quotidiano con la nostra arte. Una volta o due fummo fermati come spie, ma fummo sempre rilasciati quando mostravamo lo scritto che l'ufficiale Yusuf mi aveva dato sulla nave. Per il resto, nessuno ci molest in una terra dove i mendicanti vagabondi erano cos comuni. Di denaro ne guadagnammo poco, ma poich avevamo oro in abbondanza cucito nei nostri abiti, questo non ci preoccup. Tutto ci di cui avevamo bisogno era il cibo, e quello non manc mai.

Cos proseguimmo nel nostro strano viaggio, imparando un giorno dopo l'altro sempre pi le lingue parlate in Egitto, specialmente l'arabo usato dai musulmani. Fin dove viaggiammo? Non lo sapevamo con certezza. Ci che speravamo di trovare erano quelle enormi statue che avevo sognato ad Aar la notte che avevo depredato la tomba del Vagabondo.

Scoprimmo che quelle figure di pietra esistevano e che si diceva cantassero al sorgere del sole. Si trovavano in una pianura sulla sponda occidentale del Nilo, nei pressi delle rovine della grande citt di Tebe, che adesso era niente pi che un villaggio chiamato dagli arabi El-Uksor. Da quanto riuscimmo a scoprire, era stato nelle vicinanze di quella citt che Eliodora era sfuggita a Musa e l, se non altro, speravo di avere notizie sul suo destino.

Inoltre, qualcosa nel mio cuore mi spingeva verso quelle immagini di di e di uomini dimenticati.

Finalmente, dopo pi di due mesi che avevamo lasciato Alessandria, dal ponte della barca alla quale avevamo chiesto un passaggio per le ultime cento miglia del nostro viaggio, Martina vide a oriente le rovine di Tebe. A occidente scorse altre rovine e, sedute di fronte a esse, due colossali figure di pietra.

- Quello  il posto - disse Martina, e il mio cuore sobbalz alle sue parole. - Adesso sbarchiamo e affidiamoci alla nostra buona stella.

Cos, quando al tramonto la barca attracc, ringraziammo il proprietario e scendemmo a terra.

- Dove andiamo adesso? - chiese Martina.

- Alle figure di pietra - risposi.

Lei mi guid attraverso campi in cui il granturco stava crescendo, fino ai margini del deserto senza incontrare un'anima per tutto il percorso. Poi avanzammo per un miglio o pi nella sabbia fino a quando finalmente, a notte fonda, Martina si ferm.

- Ci troviamo sotto le statue - disse. - Sono grandiose; due colossali re assisi, pi alti di un albero centenario.

- Cosa c' dietro di loro? - chiesi.

- Le rovine di un grande tempio.

- Conducimi l.

Superammo un cancello ed entrammo in un cortile interno dove ci fermammo.

-Adesso dimmi cosa vedi - dissi.

- Ci troviamo in quella che un tempo doveva essere una sala con molte colonne - mi rispose Martina, - per la maggior parte sono spezzate. Ai nostri piedi si trova uno stagno con poca acqua. Davanti a noi si apre la pianura bordata di palme sulla quale siedono le statue e che si estende per alcune miglia fino al Nilo. Oltre il fiume ci sono le rovine dell'antica Tebe. Dietro di noi ci sono altre rovine con una linea di colline frastagliate e tra quelle, un poco a nord, l'imboccatura di una valle. La scena  molto bella sotto la luna, ma triste e desolata.

- E il luogo che ho visto nel sogno tanti anni fa ad Aar!

- Potrebbe essere - rispose Martina. - Per, se cosi fosse,  molto cambiato, perch, tranne gli sciacalli che strisciano tra le colonne e un cane che abbaia in qualche villaggio lontano, non vedo n sento alcuna creatura vivente. Cosa facciamo adesso, Olaf?

-Adesso mangiamo e dormiamo - dissi. - Forse la notte ci porter consiglio.

Consumammo il cibo che avevamo portato con noi, poi ci stendemmo per riposare in una piccola stanza che Martina scopr tra le rovine del tempio, affrescata su tutte le pareti con figure di divinit.

In quel vecchio tempio le cui lastre del pavimento erano consunte come se fossero state calpestate dai piedi dei morti, quella notte non feci alcun sogno e neppure accadde nulla che ci disturb.

Prima dell'alba Martina mi riaccompagn alle statue colossali, e l attendemmo, sperando di poterle sentire cantare come la tradizione voleva che facessero quando sorgeva il sole. Ma quando il sole sorse come aveva fatto fin dalla nascita della terra e sfolgor su quelle effgi gigantesche le statue rimasero mute. Rimpiansi amaramente la mia cecit per il fatto di dover dipendere da Martina per farmi raccontare la gloria di quell'alba nel deserto egiziano e di quelle imponenti rovine sorte da mani di uomini ormai dimenticati.

Dato che sembrava che le statue non avrebbero parlato, presi la mia arpa e la suonai, mentre Martina intonava una selvaggia canzone orientale seguendo il mio accompagnamento. A quanto pare, la nostra musica venne udita. Infatti, alcune persone che andavano a lavorare, vennero per vedere chi stesse suonando, e trovando solo due musicisti girovaghi, poco dopo se ne andarono.

Tuttavia rimase una persona, una donna copta a giudicare dagli abiti che indossava, con la quale udii Martina parlare.

La donna chiese chi fossimo e perch eravamo venuti in un posto come quello, allora Martina ripet la storia che aveva narrato cento volte.

La donna disse che da quelle parti avremmo raccolto poco denaro, dato che la carestia era stata molto sentita a causa del basso livello del Nilo nella passata stagione. Fino a quando il raccolto non fosse maturato, cosa che non sarebbe avvenuta che dopo alcune settimane, aggiunse che persino il cibo sarebbe stato scarso, sebbene fossero rimaste poche persone, dato che i musulmani avevano ucciso la maggior parte di quelli che vivevano in quel distretto.

Martina replic che lo sapeva, e che proprio per quello ci eravamo proposti di tornare verso nord. Tuttavia, dato che io non stavo bene, eravamo sbarcati sperando di trovare qualche luogo dove poter riposare per una settimana o due, fino a quando non mi fossi rimesso in forze.

- Per - continu Martina significativamente, - essendo noi due dei poveri cristiani, non sappiamo dove cercare un posto simile, dato che gli adoratori della Croce non sono benvenuti tra coloro che seguono il Profeta.

Quando la donna ud che eravamo cristiani, la sua voce cambi.

- Anch'io sono cristiana - disse, - ma, fatemi il Segno.

Facemmo il segno della croce sui nostri petti, cosa che un musulmano morirebbe piuttosto di fare.

Allora, certa che non avessimo mentito, disse: - Mio marito e io viviamo laggi nel villaggio di Kuma, vicino all'imboccatura della valle che  chiamata Biban-el-Meluk o Cancello dei Re, perch l i monarchi dei tempi antichi - antenati di noi copti - giacciono sepolti.  un piccolo villaggio, perch i musulmani hanno ucciso la maggior parte della popolazione durante la guerra che si  scatenata poco tempo fa tra loro e il nostro Principe ereditario, Magas. Noi siamo poveri, ma abbiamo una casa comoda e potremmo offrirvi cibo e riparo se potete pagarci qualcosa.

Dopo una certa contrattazione per non far vedere che avevamo molto denaro, decidemmo i termini dell'accordo. Palka, questo era il nome della donna, ebbe una settimana di anticipo, e ci condusse al villaggio di Kurna che si trovava a quasi un'ora di cammino. Giunti l, ci present il marito, un uomo di mezza et di nome Marcus che si occupava della sua misera attivit agricola, svolta su un fazzoletto di terreno fertile irrigato da una sorgente che scaturiva dalle montagne; inoltre, aveva delle altre terre vicine al Nilo dove faceva crescere granturco e foraggio per le sue bestie.

Nella grande casa di pietra, che una volta faceva parte di un antico edificio, le cui camere disabitate erano molte di pi di quelle utilizzate, perch la coppia non aveva figli, ci vennero date due buone stanze.

In quel posto abitammo confortevolmente dato che, nonostante la momentanea scarsit di cibo, Marcus era pi ricco di quanto desse a vedere, e viveva bene. Per quanto riguardava il villaggio, la sua popolazione non contava pi di trenta anime, tutti cristiani, che venivano visitati di tanto in tanto da un sacerdote copto di un lontano monastero situato tra le montagne.

A mano a mano che passavano i giorni entrammo in confidenza con Palka. Era una donna simpatica e di buona nascita, che amava avere notizie del mondo esterno. Inoltre, era molto perspicace, e ben presto cominci a sospettare che fossimo qualcosa di pi di due semplici musici erranti.

Adducendo la scusa di essere debole e malato, non uscivo molto, ma la seguivo per la casa mentre lavorava, parlandole di molti argomenti.

In quel modo appresi che il Principe Magas era stato ucciso in una localit a circa cinquanta miglia a sud di Kurna.

Chiesi se fosse vero che sua figlia era stata uccisa con lui.

- Cosa sai di Dama Eliodora? - mi chiese bruscamente.

- Solo che mia nipote, che per un po' fu a servizio nel palazzo di Bisanzio prima di essere scacciata insieme ad altri dopo la caduta dell'Imperatrice, la conobbe. Infatti, era suo compito servire lei e suo padre, il Principe. Pertanto vorrebbe sapere quale  stato il suo destino.

- Sembra che tu sia pi interessato di tua nipote, che non mi ha mai chiesto nulla riguardo a quella donna - rispose Palka. - Be', dato che sei un uomo cieco, non dovrei considerarla una strana domanda, perch dicono che fosse la pi bella donna dell'Egitto.

Per quanto riguarda che fine abbia fatto, devi chiederlo a Dio, dato che nessuno ne  a conoscenza. Quando l'esercito di Musa era accampato lungo il Nilo, mio marito Marcus, che aveva portato due asini carichi di foraggio da vendere al campo stava tornando a casa, la vide passare di corsa. Aveva un coltello sporco di sangue in mano e il viso rivolto verso il Cancello dei Re. Da quel momento nessuno l'ha pi vista, sebbene sia stata cercata a lungo, persino nelle tombe che i musulmani hanno paura di visitare.

Senza dubbio Dama Eliodora  caduta o si  gettata in qualche anfratto nelle rocce, e forse  stata divorata dalle bestie. Per una figlia dei vecchi Faraoni  meglio cosi che diventare la donna di un infedele.

- Si - risposi, - meglio cos. Ma perch la gente ha paura di visitare la valle delle tombe?

- Perch? Perch sono infestate dagli spiriti, ecco perch, e persino i pi coraggiosi temono la vista di un fantasma. Come potrebbero non essere infestate dagli spiriti, dato che quella valle  disseminata come un campo di granturco di nobili morti?

- Per i morti riposano tranquilli, Palka.

- - Certo, i morti normali, ma non questi Re, Regine e Principi i quali, essendo di, non possono morire. Si dice che laggi tengano i loro festini notturni con canti e risate selvagge, e che quelli che posano lo sguardo su di loro fanno una brutta fine. Se la cosa sia vera non posso affermarlo con certezza, dato che per molti anni nessuno ha mai osato visitare quel luogo di notte. Per che mangino  ben risaputo.

- Come fai a saperlo, Palka?

- Per un buon motivo. Come tutti gli altri del villaggio anch'io fornisco le offerte di cibo agli spiriti. Un tempo il grande edificio - di cui questa casa  una parte - era abitata da una congregazione di sacerdoti pagani il cui compito era quello di presentare offerte ai morti nelle tombe reali. Quando vennero i cristiani, quei sacerdoti furono scacciati, ma noi di Kurna che viviamo nelle loro case facciamo ancora le offerte. Se non lo facessimo, verremmo colpiti dalla sfortuna, come infatti  sempre accaduto quando gli spiriti sono stati dimenticati.  il prezzo che paghiamo alle mummie dei Re. Due volte la settimana mettiamo cibo, latte e acqua su una certa pietra vicino all'imboccatura della valle.

- E poi cosa succede, Palka?

- Nulla, tranne che l'offerta viene accettata.

- Dai mendicanti, o forse dagli animali selvatici!

- Oserebbero i mendicanti entrare in quel luogo di morte?

- rispose la donna risentita. - Oppure, gli animali selvatici prendere il cibo, impilare ordinatamente i piatti come farebbe una donna di casa? Via! Non ridere. Ultimamente questo  sempre successo: lo so bene perch spesso vado a riprendere il vasellame.

- Hai mai visto questi fantasmi, Palka?

- S, una volta ne ho visto uno. Fu circa due mesi fa, mentre superavo l'imboccatura della valle subito dopo il sorgere della luna, perch ero rimasta fuori fino a tardi a cercare un bambino che si era perso. Pensando che potesse trovarsi nella valle guardai all'interno. Mentre lo facevo, da dietro una grossa roccia scivol fuori uno spettro. Rimase immobile a fissare il Nilo con la luce della luna che gli scintillava addosso. Anch'io rimasi immobile nell'ombra, a trenta o quaranta passi di distanza. Poi lo spettro sollev le braccia come se fosse disperato, si gir e svan.

- Bene, e com'era fatto quello spettro?

- Per quello che riuscii a vedere, era quello di una donna giovane e bellissima che indossava abiti come quelli che si trovano sui morti dei tempi passati.

- Non aveva nulla sulla testa, Palka?

- S, una fascia d'oro o una corona sui capelli, e attorno al collo aveva una collana verde e oro, ho potuto osservarla perch la luce della luna ci si rifletteva sopra. Assomigliava molto alla collana che indossi tu, Hodur.

- Come fai a sapere ci che indosso, Palka? - chiesi.

- Grazie a ci di cui tu sei privo, pover'uomo: gli occhi. Una notte, mentre dormivi, dovetti passare attraverso la tua camera per raggiungerne un'altra che sta dietro. Ti eri tolto gli abiti e cos ho visto la collana. Inoltre ho notato che avevi una grande spada rossa che tenevi accanto a te, e sul tuo petto nudo ho visto diverse cicatrici come quelle che hanno i cacciatori o i soldati. Ritenni strane tutte queste cose, Hodur, dato che ti conoscevo come un povero mendicante cieco che si guadagna il pane suonando abilmente l'arpa.

- Ci sono mendicanti che non sempre sono stati dei mendicanti, Palka - dissi lentamente.

- Certo, Hodur, e ci sono uomini ricchi e importanti che alle volte sembrano mendicanti e... molte altre cose. Tuttavia non devi aver paura che ti rubiamo la collana o che dica qualcosa riguardo la tua spada rossa o all'oro con cui tua nipote Hilda appesantisce i suoi abiti. Povera ragazza, ha tutte le maniere di una gran dama, di una che  stata a Corte, come hai gi detto. Mi spiace tanto per lei che sia caduta cos in basso. Tuttavia, non devi aver alcun timore, Hodur - e, afferratami la mano, la strinse in un modo particolare e segreto, utilizzato solo tra i cristiani perseguitati in Oriente quando volevano riconoscersi tra loro. Poi se ne and ridendo.

In quanto a me, cercai Martina e le narrai ogni cosa.

- Bene! - mi disse, quando ebbi finito. - Dovresti ringraziare Dio, Olaf, dato che senza dubbio questo fantasma  Dama Eliodora. E cos dovrebbe farlo Jodd - la udii aggiungere sottovoce, perch nella cecit le mie orecchie erano diventate molto sensibili.

Capitolo Terzo

LA VALLE DELLE MUMMIE

Martina e io avevamo preparato un piano.

Palka, dopo molte perplessit, ci accompagn nella Valle dei Morti quando si rec l, per portare le offerte. All'inizio, per, si era rifiutata categoricamente di permetterci di accompagnarla, perch, disse, solo quelli nati nel villaggio di Kurna potevano portare le offerte, e se degli stranieri avessero condi viso quel compito, la cosa avrebbe portato sfortuna a tutto il villaggio. Riuscimmo a convincerla che in questo caso la malasorte sarebbe ricaduta su di noi che eravamo degli intrusi. Inoltre ci offrimmo di aiutarla a portare le pesanti brocche di latte e di acqua, dal momento che non c'era nessuno del villaggio che potesse farlo. Allora Palka valut la cosa e cambio idea.

- Bene - disse. -  vero che sto ingrassando, e dopo aver lavorato tutto il giorno non ho alcun desiderio di portare pesi come un asino. Venite pure, se volete, e se morirete o se gli spiriti malvagi vi porteranno via, non aggiungetevi al numero degli spettri, che abbondano nei dintorni.

- Al contrario - dissi, - faremo di te e tuo marito i nostri eredi - e, cos dicendo, posai sul tavolo un sacchetto contenente delle monete.

Palka, che era una donna parsimoniosa, prese il denaro facendolo tintinnare nella sua mano, sistem le brocche sulle mie spalle e diede a Martina il granturco e il cesto con la carne. Le focacce, tuttavia, le port lei su un tagliere di legno perch, disse, temeva che potessimo romperle e cos far arrabbiare i fantasmi ai quali piaceva che il loro cibo fosse ben servito.

Cos ci avviammo e, poco dopo, giungemmo all'imboccatura di quella orribile valle che, mi disse Martina, dava l'idea che le montagne fossero state lacerate da folgori e poi inaridite da una maledizione.

In quel luogo arido e desolato che era circondato su ciascun lato da pareti di roccia grigia e frastagliata, camminammo in silenzio. Solo io notai che il cane che ci aveva seguiti si era avvicinato a noi e di tanto in tanto mugolava preoccupato.

- La bestia vede quello che noi non possiamo vedere - mormor Palka come spiegazione.

Quando ci fermammo la donna ci disse di appoggiare le cose sopra una roccia piatta, che chiam la Tavola delle Offerte.

- Guarda! - esclam rivolta a Martina. - Quelle che sono state messe qui tre giorni fa sono state tutte vuotate e impilate ordinatamente dagli spettri. Quando ho detto a Hodur che facevano queste cose, lui non mi ha voluto credere. Adesso prendiamo tutto, mettiamolo nel cesto, e andiamocene, perch il sole sta calando e la luna sorger tra mezz'ora. Non vorrei rimanere qui di notte neppure per dieci monete dell'oro pi puro.

- Allora vai via rapidamente, Palka - dissi, - perch noi ci fermiamo qui questa notte.

- Sei matto? - chiese la donna.

- Niente affatto - risposi. - Un uomo saggio un giorno mi disse che se un cieco fosse riuscito a trovarsi faccia a faccia con uno spirito, sarebbe riuscito a vederlo e cosi avrebbe riacquistato la vista. Volevi conoscere la verit? Eccola!:Ho vagabondato fino a spingermi cos lontano dal mio paese per trovare la terra dove si possono incontrare gli spettri.

- Adesso sono certa che sei pazzo - esclam Palka. - Vieni, Hilda, e lascia questo matto a provare la sua cura per la cecit.

- No - rispose Martina. - Devo rimanere con mio zio, anche se ho molta paura. Se non lo facessi, lui mi picchierebbe.

- Picchiarti! Hodur picchiare una donna! Oh! Siete entrambi pazzi! O forse siete anche voi degli spettri. L'ho pensato una volta o due, perch sono comunque certa che siete diversi da ci che sembrate essere. Ges Santo! Questo posto sta diventando buio, e vi ripeto che  pieno di mummie. Che i santi vi proteggano; almeno avrete una nobile compagnia nella vostra morte. Addio: qualunque cosa accada, non prendetevela con me dicendo che non vi avevo avvisato... - e se ne and di corsa, con le brocche vuote tintinnanti sulla schiena mentre il cane uggiolava dietro di lei.

Quando se ne fu andata, il silenzio divenne profondo.

- Adesso, Martina - mormorai, - trova qualche posto dove possiamo nasconderci, e dal quale possiamo vedere questa Tavola delle Offerte.

Mi condusse a una roccia caduta, a quaranta passi, e dietro questa ci sedemmo in una posizione dalla quale Martina poteva osservare la Tavola delle Offerte alla luce della luna.

L attendemmo a lungo; potrebbero essere state due, tre o quattro ore. Alla fine mi resi conto che sebbene non potessi vedere nulla, la solennit del luogo si stava insinuando nella mia anima. Mi sentivo come se i morti si stessero muovendo attorno a me in silenzio. Credo che Martina provasse le mie stesse sensazioni perch, sebbene la notte fosse molto calda in quella valle senz'aria e soffocante, lei rabbrividiva al mio fianco.

Finalmente la sentii sobbalzare e la udii sussurrare:

- Vedo una figura. Sta scivolando dalle ombre della parete verso la Tavola delle Offerte.

- A cosa somiglia? - chiesi.

-  una figura femminile avvolta in un tessuto bianco. Si sta guardando attorno: prende le offerte e le mette in un cesto che ha con s.  una donna - altro che spettro - perch sta bevendo da una brocca. Oh! Adesso la luce della luna le illumina il viso;  quello di Eliodora!

Quando udii quel nome, non riuscii pi a trattenermi. Balzato in piedi, corsi verso la Tavola delle Offerte. Cercai di parlare, ma la voce mi si spense in gola. La donna vide o sent che mi stavo avvicinando tra le ombre. Emettendo un basso grido fugg, perch colsi il suono dei suoi piedi sulla sabbia. Poi inciampai su una pietra e caddi a terra.

Immediatamente Martina mi fu accanto.

- Sei davvero uno sciocco, Olaf - disse. - Hai creduto che Dama Eliodora potesse riconoscerti di notte, cambiato come sei e con questi abiti, dopo che ti sei messo a correre verso di lei come un toro infuriato? Adesso  fuggita e forse non la troveremo pi. Perch non le hai parlato?

- Perch non riuscivo a parlare. Oh! Non accusarmi, Martina. Se sapessi cosa significa amare come amo io dopo tanti anni di paure e di dolori!

- Sono certa che saprei anche come controllare il mio amore - mi interruppe Martina bruscamente. - Vieni, non perdiamo altro tempo in chiacchiere. Cerchiamola.

Mi prese la mano e mi guid fino dove aveva visto Eliodora.

-  svanita - disse. - Qui non c' nulla tranne la roccia.

- Non pu essere - risposi. - Oh! Potessi avere nuovamente i miei occhi, anche solo per un'ora, io che ero il miglior esploratore di tutto lo Jutland. Guarda se  stato smosso qualche ciottolo, Martina. La sabbia dovrebbe essere pi umida dove poggiavano i suoi piedi.

Mi lasci e, poco dopo, ritorn.

- Ho trovato qualcosa - disse. - Quando Eliodora  fuggita, aveva in mano un cesto che dall'aspetto deve essere stato usato l'ultima volta dai Faraoni. Be', una delle focacce  caduta dal cesto. Vieni.

Mi condusse fino al pendio e cominciammo a scalarlo per una altezza doppia di quella di un uomo, voltando poi attorno a una roccia sporgente.

- Qui c' un buco - disse. - Come quelli che fanno gli sciacalli. Forse porta in una delle vecchie tombe il cui ingresso  sigillato.  qui che ho trovato la focaccia, pertanto, senza dubbio, Eliodora  passata da l. Adesso, cosa facciamo?

- Seguiamola.

- Andr io per prima. Dammi la mano, Olaf, e mettiti pancia a terra.

Lo feci, ma contemporaneamente mi aggrappai al braccio di Martina.

- Lasciami andare - disse debolmente, come qualcuno che ha paura.

Obbedii, sebbene dubbiosamente, e udii i suoi piedi camminare su un pavimento.

- Siano ringraziati i santi, va tutto bene! - disse. - Temevo che questo buco potesse essere profondo come quello della Camera dell'Abisso. Scivola pure gi con i piedi avanti, e lasciati cadere. Non  affatto profondo.

Lo feci, e mi trovai accanto a Martina.

- Adesso, nell'oscurit sei tu la guida migliore - sussurr Martina. - Guidami: ti seguir aggrappata alla tua veste.

Strisciai cautamente in avanti, come possono farlo i ciechi, fino a quando, poco dopo, Martina esclam: - Fermati: qui c' di nuovo luce. Credo che il tetto della tomba - dovrebbe esserlo dati gli affreschi sulle pareti - sia crollato. Sembra una specie di camera centrale dalla quale si aprono grandi gallerie inclinate verso il basso, e...  piena di pipistrelli. Ah! Uno mi si  impigliato nei capelli. Olaf, non andr oltre. Temo i pipistrelli pi degli spettri.

Mi venne in mente una cosa: sulla schiena portavo la mia arpa; la sfilai e ne pizzicai le corde, che risuonarono selvagge e tristi in quel luogo solenne. Poi iniziai a cantare una vecchia canzone che alcune volte avevo cantato insieme a Eliodora a Bisanzio.

Le parole narravano di un amante che cercava la sua amata. Era un canto a due voci, dato che nella canzone la fanciulla rispondeva con una strofa alla strofa precedente.

Cantai la prima strofa e attesi.

Dolce mio amore,

Ordino alla mia melodia

Di bussare al tuo cuore

Con le ali dell'armonia.

Cella o gran citt

Un tempio a me pare,

Se a dimorare tu sei l

E a me puoi replicare.

Non mi giunse alcuna risposta, cos cantai la seconda strofa e attesi ancora.

Sul fuoco del tuo innamoramento

La mia passione soffia

Al vento dello struggimento

Il tuo incenso si intreccia.

Salve! A te,

O presto o tardi,

Io, libero o incatenato,

Sar consacrato.

In quel momento, da qualche lontano recesso di quella grande caverna, giunse la strofa di risposta.

O Amore sommo

E mai sgomento,

Del Tempo alcun tocco

Hai mai provato.

Prendi ci che  tuo;

Di cercare hai terminato!

Trovato ho il tempio mio

Sul tuo petto.

Posai l'arpa.

Finalmente una voce, la voce di Eliodora che parlava da non so dove, chiese: - Sono i morti che cantano oppure  un uomo vivente? Se  cos, qual  il nome di quell'uomo?

- Un uomo vivo - replicai. - Sono Olaf, figlio di Thorvald, conosciuto anche come Michele. Questo secondo nome mi venne dato nella Cattedrale di Bisanzio, dove per la prima volta i miei occhi caddero su una certa Eliodora, figlia di Magas l'egiziano, che ora sto cercando.

Udii il suono di passi che scivolavano verso di me e la voce di Eliodora dire:

- Fammi vedere il tuo volto, tu che ti definisci Olaf, perch so che in queste tombe infestate dagli spettri le visioni e le voci beffarde giocano strani scherzi. Perch ti nascondi il viso, tu che ti definisci Olaf?

- Perch gli occhi sono spariti da questo viso, Eliodora. Irene mi priv degli occhi per gelosia nei tuoi confronti, giurando che mai pi avrei potuto rimirare la tua bellezza. Forse non vorrai venire troppo vicino a un uomo senza occhi e abbigliato come un mendicante.

Eliodora mi guard ed io percepii il suo sguardo.

Singhiozz: udii il suo singulto... E poi le sue braccia si strinsero attorno a me e le sue labbra premettero contro le mie.

Cos finalmente provai una gioia che non riesco a esprimere; la gioia dell'amore perduto e ritrovato.

Pass un po' di tempo, quanto non potrei dirlo, e finalmente dissi: - Dov' Martina?  ora che abbandoniamo questo posto.

- Martina! - esclam Eliodora. - Vuoi dire che la damigella di Irene  qui? Perch sta viaggiando con te, Olaf?

-  la migliore amica che un uomo abbia mai avuto, Eliodora; mi  stata vicina nella rovina e mi ha salvato da una morte crudele; ha rischiato la sua vita per aiutarmi nella mia disperata ricerca e senza di lei avrei fallito.

- Allora che Dio possa ricompensarla, Olaf, perch non pensavo che esistessero donne simili. Dama Martina! Dove siete, Dama Martina?

Grid quella frase tre volte e finalmente giunse una risposta dalle ombre in lontananza.

- Sono qui. Benvenuta finalmente, Dama Eliodora! Guarda: ti ho riportato il tuo Olaf, cieco  vero, ma per il resto in perfetta salute e forza.

Eliodora corse da lei e le baci prima la mano e quindi le labbra e sent che i suoi occhi erano bagnati di lacrime, anche se la sua voce non aveva tremato.

- Voi due dovreste ringraziare Dio - disse Martina, - che vi ha fatti riunire in maniera cos incredibile. Io lo ringrazio per conto vostro dal profondo del mio cuore. Per siete ancora circondati da molti pericoli. Cosa facciamo adesso, Olaf? Diventerai anche tu uno spettro e dimorerai qui nella tomba con Eliodora? E, se cos fosse, che cosa dovr raccontare a Palka e agli altri?

- Niente affatto - risposi. - Credo che sar meglio ritornare a Kurna. Eliodora deve continuare a interpretare la parte dello spettro di una Regina fino a quando non riusciremo a trovare un'imbarcazione e a fuggire scendendo lungo il Nilo.

- Mai! - grid Eliodora. - Non posso, non posso! Adesso che ti ho trovato, non ci possiamo pi separare. Oh, Olaf, non sai che vita  stata la mia durante tutti questi orribili mesi. Quando fuggii da Musa pugnalando l'eunuco che mi aveva in custodia, che possa essere perdonata per quel terribile gesto, - e io la sentii rabbrividire, - fuggii senza sapere dove andare fino a quando mi ritrovai in questa valle, dove mi nascosi per la notte. Poi, allo spuntare del giorno, feci capolino dall'imboccatura della valle e vidi i musulmani che mi cercavano, ma erano ancora lontani. Conoscevo questo luogo. Era la valle in cui mio padre mi aveva portata da bambina quando era andato a cercare il luogo di sepoltura del Faraone suo antenato, che i documenti indicavano trovarsi in questo punto. Ricordai ogni cosa: dove si trovava la tomba, come vi eravamo entrati attraverso un buco, come avevamo trovato la mummia di una Dama Reale il cui viso era coperto da una maschera dorata e sul cui petto c'era la collana che indosso.

Corsi lungo la valle, cercandone il lato sinistro fino a quando vidi una pietra piatta che riconobbi. Era chiamata la Tavola delle Offerte. Ero sicura che il buco dal quale eravamo entrati nella tomba fosse vicino a quella pietra, un poco pi in alto, sul pendio.

Trovai quello che sembrava il buco, sebbene non potessi esserne certa. Scivolai all'interno fino a quando non termin e poi, con mio sommo terrore, rimasi appesa per le mani penzolando nelle tenebre senza sapere dove potessi cadere. Per fu solo un salto modesto, e non avendo riportato ferite, mi mossi carponi lungo la caverna fino a quando raggiunsi questo luogo dove c' della luce, perch qui il soffitto della caverna  crollato. Mentre mi accucciavo tra le rocce, udii in alto le voci dei soldati, e udii anche i loro ufficiali ordinare di portare corde e torce.

Alla sinistra di dove ti trovi c' un passaggio inclinato che conduce fino alla grande camera centrale dove riposa qualche potente Re, e da quest'altro passaggio si apre un'altra camera. Nella prima di queste camere la luce del sole mattutino penetra debolmente. Entrai cercando qualche posto dove nascondermi, e vidi una bara decorata sul pavimento vicino al sarcofago di marmo dalla quale era stata tolta.

Era la tomba in cui avevamo trovato il corpo dell'antenato, ma successivamente erano penetrati dei ladri. Noi avevamo lasciato la mummia nel sarcofago, e avevamo rimesso sopra il coperchio. Ma quando arrivai, la mummia giaceva sul pavimento, mezza disfatta e spezzata in due sotto il petto. Inoltre il viso, che io ricordavo cos simile al mio, si era polverizzato, cos che non ne era rimasto nulla se non un teschio, dal quale penzolavano lunghe trecce di capelli neri.

Accanto al corpo c'era la maschera dorata, con gli occhi neri e fissi, e il pettorale di lino rigido decorato, che i ladri non avevano portato via.

Mi venne un'idea. Sollevai la mummia e la misi nel sarcofago, tutta tranne la maschera dorata e il pettorale decorato. Poi mi distesi dentro la bara, il cui coperchio ancora messo di traverso mi nascondeva fino al busto, e poggiai la maschera sulla testa e il pettorale decorato sul petto.

Avevo appena terminato l'operazione, quando entrarono i soldati. A quell'ora la luce riflessa del sole era svanita dalla tomba lasciandola avvolta da ombre profonde, per alcuni degli uomini reggevano delle torce accese.

Dei piedi sono passati da qui; vedo le loro impronte nella polvere disse l'ufficiale. La donna potrebbe essersi nascosta in questo luogo. Cercate! Cercate! Passeremo dei guai se ritorneremo da Musa dicendo che abbiamo perduto il suo giocattolo.

Guardarono dentro il sarcofago e videro la mummia spezzata. Anzi, uno di loro la sollev controvoglia, quindi la fece cadere subito dicendo cupamente: Musa si curerebbe ben poco di questa compagnia, sebbene ai suoi tempi questa donna doveva essere molto bella.

Poi giunsero alla bara.

Eccone un'altra! esclam il soldato. E ha il viso d'oro. Per Allah! Come fissano i suoi occhi.

Cavaglieli! disse l'ufficiale.

Fatelo voi rispose l'uomo. Io non mi insozzer con altri cadaveri.

L'ufficiale venne e guard.

Che luogo infestato  questo, pieno degli spiriti di adoratori di idoli? disse. Questi occhi ci fissano lanciandoci maledizioni. Be', la ragazza cristiana non  qui. Avanti, prima che le torce si spengano!

Poi se ne andarono lasciandomi sola; il lino dipinto scricchiol sul mio petto quando ripresi a respirare.

Rimasi in quella bara fino al calare della notte, temendo che potessero tornare; e ti dico, Olaf, che venni colta da strani sogni, perch credo che svenni o dormii in quel sarcofago. S, erano sogni del passato che un giorno ti racconter, se sopravviveremo, perch sembrano avere a che fare con te e me. Infatti credetti che la donna morta nel sarcofago si destasse e me li narrasse.

Alla fine mi alzai e scivolai fino a questo posto dove ci troviamo, perch qui potevo vedere la luce amica, ed essendo spossata, mi distesi e dormii.

Alle prime luci del giorno uscii strisciando dalla tomba e seguii la stessa strada da cui ero entrata, sebbene trovassi difficile scalare il buco d'ingresso.

Nella valle non si vedeva alcuna creatura vivente tranne un grande uccello notturno in volo verso il suo rifugio. Stavo morendo dalla sete, e sapendo che in quel posto arido ben presto sarei perita, scivolai da una roccia all'altra verso l'imbocco della valle, pensando di trovare qualche altra tomba o anfratto dove potermi distendere fino al sopraggiungere della notte e cos scendere nella pianura e bere.

Per dopo pochi passi, scoprii del cibo fresco - latte e acqua - disposti su una roccia, e sebbene temessi che potessero essere avvelenati, mangiai e bevvi. Quando vidi che non erano avvelenati, pensai che qualche amico doveva averli messi l per soddisfare i miei bisogni, sebbene non sapessi chi potesse essere quell'amico. Successivamente, venni a sapere che il cibo era un'offerta fatta agli spiriti dei morti.

Tra i nostri antenati nelle generazioni ormai perdute era usanza fare queste offerte, dato che nella loro cecit credevano che gli spiriti dei loro amati avessero bisogno di sostentamento come un tempo ne avevano avuto bisogno i loro corpi. Senza dubbio il ricordo di quel rituale sopravvive ancora oggi; perch queste offerte vengono ancora fatte. Anzi, quando si scopr che non erano sprecate invano, molte e molte altre vennero portate, cos che non mi  mai mancato nulla.

Ho vissuto qui per molte lune tra le polveri di uomini morti, e solo di tanto in tanto vagavo in giro di notte. Una volta o due delle persone mi hanno vista quando mi avventuravo nella pianura, e fui tentata di parlare con loro e di chiedere il loro aiuto. Per fuggirono credendomi uno degli spettri di qualche Regina dei tempi passati. Anzi, a dirti la verit, Olaf, questa compagnia di spiriti, perch gli spiriti dimorano in queste tombe - io li ho visti - ha cos intaccato la mia anima che a volte mi sento come se facessi gi parte di loro. Inoltre, sapevo che non sarei potuta vivere a lungo. Questa solitudine mi stava risucchiando la vita come la sabbia asciutta risucchia l'acqua. Se non fossi arrivato tu, Olaf, entro poche settimane sarei certamente morta.

A quel punto le chiesi: - E avresti voluto morire, Eliodora?

- No. Prima della guerra tra Musa e mio padre, ci giunsero notizie da Bisanzio che Irene ti aveva ucciso. Tutti ci credettero tranne me.

- Perch tu non ci credesti, Eliodora?

- Perch non lo ritenevo possibile.  per questo che combattei per la mia vita, perch altrimenti, dopo che fummo sconfitti e mio padre venne ucciso, non avrei pugnalato quell'eunuco, ma me stessa.

Poi, pi tardi, in questa tomba, venni a sapere che non eri morto. Di tanto in tanto potevo percepire attorno a me le altre anime perdute, ma mai la tua, tu che saresti stato il primo a cercarmi quando la mia anima era aperta a tali mormorii. Cos vissi, sebbene tutto il resto fosse morto, perch la speranza ardeva in me come un lume inestinguibile. E finalmente sei arrivato! Oh! Finalmente sei arrivato!

Capitolo Quarto

IL CALIFFO HARUN

A questo punto esiste un vuoto assoluto nella mia storia. Uno di quei muri d'oblio di cui ho parlato sembra essere stato eretto sul mio cammino.  come se un fiume si fosse gettato improvvisamente da una valle luminosa nel cuore di una montagna e l fosse svanito dalla vista dell'uomo.

Cosa accadde nella tomba dopo che Eliodora ebbe terminato di narrare la sua storia, se partimmo da l assieme o ci separammo per un po', come fuggimmo da Kurna e grazie a quali casi fortunati o stratagemmi arrivammo sani e salvi fino ad Alessandria, non lo ricordo. Di tutte queste cose la mia visione non mi dice assolutamente nulla. Per quanto mi riguarda, sono sepolte sotto la polvere del tempo.

Conosco quelle cose come conosco dove e come dormii tra la mia vita come Olaf e questa mia vita attuale: ossia nulla. Eppure, in un modo o in un altro, il fiume riusc a superare la montagna, dato che dopo tutto diviene nuovamente limpido.

Mi ritrovai sul ponte della Diana nella baia di Alessandria. Con me c'erano Martina e Eliodora.

Il viso di Eliodora era sporco, e lei era vestita come un ragazzo, come un buffone che i musicisti ambulanti e i saltimbanchi spesso hanno nelle loro compagnie. La nave era pronta a salpare e il vento era favorevole. Per non potevamo partire perch non avevamo alcuni permessi. Una galea musulmana pattugliava la baia e minacciava di affondarci se avessimo osato salpare senza quelle carte. Il secondo era sceso a terra con del denaro per corrompere i funzionari. Aspettammo e aspettammo.

Finalmente il capitano Menas, che era al mio fianco, mi bisbigli nell'orecchio: - State calmo! Ecco che arriva: va tutto bene.

Poi udii il secondo gridare: - Ho il permesso con il sigillo.

Allora Menas diede l'ordine di mollare le cime che trattenevano la nave al molo. Uno dei marinai ci raggiunse e rifer a Menas che un loro compagno, Cosmas, mancava. Sembrava che fosse sgattaiolato a terra senza permesso e non fosse ritornato.

- Allora lo lasceremo qui - disse Menas con un'imprecazione. - Senza dubbio quel porco  steso a smaltire la sbronza in qualche buco. Quando si sveglier, potr dire ci che gli pare e trovare da solo il modo per tornare a Lesbo. Salpate subito!

In quel momento comparve Cosmas. Non potevo vederlo, ma potevo chiaramente sentirlo. Evidentemente era stato coinvolto in qualche rissa, perch una donna furibonda, insieme ad altri, gli stava chiedendo del denaro, e lui stava rispondendo con minacce da ubriaco. Un uomo lo colp e la donna lo afferr per la barba. Poi il marinaio perse completamente la ragione.

- Devo farmi trattare cos da voi cani pagani, io che sono un cristiano - strill. - Voi credete che io sia polvere sotto i vostri piedi. Ho degli amici: vi dico che ho degli amici! Non sapete chi servo. Vi dico che sono un soldato di Olaf il Nordico, Olaf il Cieco, Olaf Spadarossa, colui che ha bastonato voi adoratori del Profeta a Mitilene, e che tra non molto lo far nuovamente.

- Davvero, amico - disse una voce tranquilla. Era quella del capitano musulmano Yusuf, lo stesso con cui avevo fatto amicizia quando eravamo arrivati ad Alessandria, e che era rimasto a osservare tutta la scena. - Allora tu servi un grande generale, che qualcuno di noi ha avuto modo di conoscere. Dimmi dov' ora, perch ho sentito dire che ha lasciato Lesbo.

- Dov'? A bordo di quella nave, ovviamente. Oh! Vi ha beffati per bene! Un'altra volta dovrete cercare pi attentamente tra gli stracci dei mendicanti.

- Salpate! Salpate! - rugg Menas.

- No - disse l'ufficiale, - non salpate. Soldati: allontanate questa gente! Devo scambiare alcune parole con il capitano di questa nave. Portate via questo ubriaco e mettetelo in prigione finch non sar sobrio.

-  finita - dissi.

- S - rispose Eliodora. - E tutto finito. Dopo aver sopportato tanto, non  questo che mi aspettavo dalla vita. Be', almeno, ci rimane la morte.

- Ferma la tua mano - esclam Martina. - Dio vive e ci pu ancora salvare.

Una tetra amarezza mi assal. Avevo sperato di raggiungere Lesbo in pochi giorni e l di sposarmi con Eliodora. E ora! E ora!

- Tagliate le cime, Menas - gridai, - e fuori i remi. Affronteremo la galea. Tu, Martina, mettimi in fondo alla passerella e dimmi quando devo colpire. Sebbene sia cieco, posso ancora respingerli fino a quando non ci saremo allontanati dal molo.

Martina obbed, e io sguainai la spada rossa da sotto i miei stracci. Poi, tra la confusione che segu, udii la voce greve di Yusuf parlarmi.

- Signore - disse, - per la vostra incolumit, vi prego di abbassare quella spada che crediamo sia quella di cui parlano le leggende. Combattere non servir, perch ho degli arcieri che possono abbattervi e lance che possono raggiungervi. Generale Olaf, un uomo coraggioso dovrebbe sapere quando arrendersi, specialmente se  cieco.

- Certo, Signore! - risposi. - E un uomo coraggioso dovrebbe sapere quando morire.

- Perch dovreste morire, Generale? - chiese il capitano. - Non credo che per un cristiano visitare l'Egitto camuffato da mendicante possa essere considerato un crimine meritevole di morte, a meno che, ovviamente, non sia venuto per spiare la nostra terra.

- Pu un cieco spiare? - chiese Martina indignata.

- Chi lo pu dire, Signora? Per certamente sembra che i vostri occhi siano aperti e abbastanza attenti. Inoltre c' un'altra faccenda. Un po' di tempo fa, quando questa nave giunse ad Alessandria, firmai una carta che consentiva a un certo musicante cieco e a sua nipote di condurre i loro affari in Egitto. All'epoca eravate in due: adesso ne vedo un terzo. Chi  questo bel ragazzo dal viso sporco che si trova al vostro fianco?

Eliodora cominci a raccontare una storia, dicendo che doveva essere il figlio orfano di qualcuno che non ricordo, e mentre narrava, alcuni dei musulmani scivolarono accanto a me.

- Sicuramente farete fortuna con l'arte canora - interruppe l'ufficiale con una risata, - dato che, per essere un ragazzo, la vostra voce  incredibilmente dolce. Siete sicuro di ricordare esattamente di che sesso siete? Be', pu essere provato facilmente. Soldati: denudate il petto del ragazzo. No, non serve; toglietegli il copricapo.

Un uomo obbed e i bellissimi capelli neri di Eliodora, che non avrei sopportato di vedere tagliati, caddero srotolandosi fino alle ginocchia.

- Lasciatemi stare - disse. - Ammetto di essere una donna.

-  generoso da parte vostra, Signora - rispose l'ufficiale nel mezzo della risata che segu. - Ora, vogliate anche avere la compiacenza di dirmi il vostro nome. Forse posso aiutarvi. Nell'ultima guerra contro i copti fu per fortuna che vidi due volte una certa nobile fanciulla, la figlia del Principe Magas, che l'Emiro Musa in seguito prese per s, ma che gli fugg. Ditemi, Signora, avete una sorella gemella?

- Smettetela con i vostri scherzi, Signore - disse Eliodora con disperazione. - Sono io colei che cercate.

- Che Musa cerca: non io, Signora.

- Allora, Signore, lui cerca invano, perch dovete sapere che, prima che mi trovi, io morir. Oh! Signore, so che avete un nobile cuore; abbiate piet e lasciateci andare. Vi dir tutta la verit.

Olaf Spadarossa e io siamo fidanzati da molto tempo. Sebbene sia cieco, per cercarmi ha affrontato grandi pericoli, e ora che finalmente mi ha trovata vorreste dividerci? Nel nome di Dio vi prego di lasciarci andare.

- Per il Profeta, lo farei, Signora, solo temo che dovrei anche lasciar partire la mia testa dalle spalle. Ci sono troppe persone che conoscono questo segreto perch possa fare come desiderate. No, dovete andare dall'Emiro, tutti e tre - non da Musa, ma dal suo rivale Obaidallah, che ama molto poco Musa, e che, per decreto del Califfo, adesso governa l'Egitto. Siate certa che in una faccenda tra voi e Musa sarete trattata con giustizia da Obaidallah. Venite senza timore dove potremo trovare per voi tutti abiti pi consoni al vostro rango di questi stracci da mummia.

Attorno a noi si form una scorta.

Quando i miei piedi toccarono il molo udii il suono di voci rabbiose, seguite da lamenti e da uno spruzzo nell'acqua.

- Cos' stato? - chiesi a Yusuf.

- Credo, Generale, che i vostri servitori dal Diana abbiano sistemato qualche questione in sospeso con quel cane ubriaco che  stato cos bravo da svelare il vostro nome. Per, con il vostro permesso, non mi fermerei per accertarmene.

- Dio lo perdoni! Perch io non posso! - borbottai, e mi allontanai.

Non ricordo se quello stesso giorno o in uno successivo, ci trovammo in un'aula di giustizia. Martina mi sussurr che un uomo piccolo e scuro era seduto sulla sedia di Stato, e attorno a lui c'erano sacerdoti e altre persone.

Si trattava dell'Emiro Obaidallah. Anche Musa, il precedente Emiro, che Martina mi disse fosse grasso e accigliato, era presente, e ogni volta che il suo sguardo cadeva su Eliodora la sentivo rabbrividire al mio fianco.

C'era pure il Patriarca Poliziano che perorava la nostra causa. Il processo fu discusso lungamente, ed essendo cortesi come al solito, ci diedero dei cuscini su cui sederci e anche cibo e sorbetti.

Musa pretendeva Eliodora come sua schiava. Un ufficiale dell'accusa afferm che essendo io un famoso generale nemico, che il Profeta aveva provvidenzialmente messo nelle loro mani, avrei dovuto essere messo a morte.

Poliziano rispose dicendo che non avevamo recato danno a nessuno e aggiunse che esisteva una tregua tra i cristiani e i musulmani, quindi non avrei dovuto soffrire le pene di guerra in tempo di pace, dato che ero venuto in Egitto solo per cercare una fanciulla con cui ero fidanzato.

Inoltre fece presente alla corte che anche se ci fossimo trovati in stato di belligeranza un prigioniero di guerra non poteva essere ucciso.

L'Emiro ascolt ogni cosa, ma parl poco. Alla fine, tuttavia, chiese se eravamo disposti a diventare musulmani, nel qual caso avremmo potuto andarcene liberi. Rispondemmo che non eravamo intenzionati.

- Allora sembrerebbe - disse, - che Dama Eliodora, essendo stata catturata in guerra, debba essere trattata come prigioniera di guerra, e l'unica questione  di appurare a chi appartenga.

A quel punto Musa l'interruppe rabbiosamente, strillando che riguardo a ci non vi era alcun dubbio: la donna apparteneva a lui, perch l'aveva catturata durante il periodo in cui era al potere.

L'Emiro pens un poco e noi attendemmo tremando. Finalmente emise la sua sentenza.

- Il Generale Olaf il Cieco, che a Bisanzio era conosciuto come Olaf Spadarossa o come Michele, e che durante il suo servizio presso l'Imperatrice Irene spesso mosse guerra contro i seguaci del Profeta, ma che in seguito perse gli occhi a causa di quella donna malvagia,  un uomo di cui tutto il mondo ha sentito parlare.

Noi musulmani lo conosciamo in particolar modo, dato che come Governatore di Lesbo, in tempi recenti ha inflitto una grande sconfitta alla nostra marina, uccidendo molte migliaia di soldati e facendo molti prigionieri.

Per Dio, che attende il tempo migliore per operare la sua giustizia, ha voluto mettere un'esca sotto forma di una bella donna. Il Generale Olaf ha abboccato a quell'esca, nonostante la sua abilit e astuzia, e si  consegnato nelle nostre mani quando  arrivato in Egitto camuffato da mendicante.

Tuttavia, dato che  un uomo cos famoso, che al momento c' tregua tra noi e l'impero d'Oriente, e che questa tregua solleva certi punti dubbi di alta politica, decreto che questo caso sia rimesso al Califfo Harun-al-Rashid, mio Signore, e che il Generale Olaf venga mandato a Baghdad in attesa della sentenza.

Con lui andr la donna che dichiara di essere sua nipote, ma che siamo stati informati fosse una delle damigelle dell' Imperatrice Irene. Contro di lei non c' nulla da dire salvo che venga provato che sia una spia bizantina.

Ora veniamo alla questione di Dama Eliodora che afferma di essere la moglie, l'amante, o la fidanzata di questo Generale Olaf: quale delle tre solo Dio lo sa. Questa Dama Eliodora  una persona di nobile discendenza e di antica stirpe:  l'unica figlia dello scomparso Principe Magas, che dichiarava di avere il sangue degli antichi Faraoni nelle sue vene e che quest'anno  stato sconfitto e ucciso dal mio predecessore, l'Emiro Musa.

Il suddetto Emiro avendo catturato Dama Eliodora, si proponeva di annetterla al suo harem come aveva il diritto di fare, dato che lei aveva rifiutato la benedizione della Fede. Tuttavia accadde che lei riusc a fuggire dall'Emiro Musa, a quanto pare pugnalando l'eunuco incaricato di sorvegliarla. Per, se  certo che questo eunuco venne trovato morto, da chi sia stato ucciso non  certo.

Adesso che  stata ricatturata, l'Emiro Musa pretende la donna come sua preda di guerra e richiede che io la affidi a lui. Per mi sembra che, se lei deve essere preda di qualcuno, debba appartenere all'Emiro che governa l'Egitto al momento della sua cattura. Fu solo in virt del suo incarico come Emiro e non per donazione, acquisto o contratto di matrimonio, che il nobile Musa venne in possesso di questa donna, possesso che venne annullato dalla fuga di lei prima che venisse annessa alla casa dell'Emiro e prima che egli acquisisse qualunque diritto naturale secondo la nostra legge.

Ora, per quanto mi riguarda, io - come Emiro - non avanzo alcuna richiesta su questa donna, ritenendo sia abominevole davanti a Dio forzare qualcuno che non ha alcun desiderio di far parte della mia famiglia, specialmente quando so che  sposata o fidanzata a un altro uomo. Tuttavia, dato che anche qui sono coinvolte complesse questioni di politica, ordino che anche Dama Eliodora, figlia dello scomparso Principe Magas, debba essere mandata con tutti i riguardi e onori, al Califfo Harun a Baghdad, per sottomettersi il suo giudizio. La questione  risolta. Gli ufficiali interessati eseguano il mio decreto e rispondano per la sicurezza di questi prigionieri con le loro vite.

- No, la questione non  risolta! - url l'ex Emiro Musa. - Voi, Obaidallah, che mi avete sostituito, avete pronunciato questa sentenza perch siete contro di me.

- Allora appellatevi contro la sentenza - disse Obaidallah.

- Per sappiate che se tenterete di mettere le mani su questa signora, per mio ordine sarete ucciso come nemico della Legge. E voi, Poliziano, difensore dei cristiani, partirete per Baghdad per comparire davanti al Califfo come da sua richiesta. Una nave  gi salpata per venire a prendervi.

Nelle vostre mani affido questi prigionieri sotto sorveglianza. Sono certo che curerete che vengano trattati bene perch appartengono alla vostra fede. Inoltre, sapendo che godete della fiducia del Califfo, solo Allah sa il perch, affider delle lettere che espongono in maniera veritiera tutta questa faccenda.

Gli ufficiali facciano in modo che siano predisposte le misure per le comodit del Generale Olaf e di quelli che viaggiano con lui. E voi, Musa, nel frattempo smettetela di darmi grattacapi.

Fui separato da Eliodora e da Martina e venni condotto in un edificio che non capii se fosse una casa oppure una prigione, dove mi fu data una grande stanza con alcuni servi per badare alla mia persona. Il mattino successivo chiesi quando saremmo salpati per Beirut, che era la prima tappa per raggiungere Baghdad, ma il capo della servit rispose che non lo sapeva.

Durante il giorno ricevetti la visita Yusuf, l'ufficiale che ci aveva catturati al porto. Anche lui conferm di non sapere quando saremmo salpati, ma mi disse che certamente non sarebbe stato prima di qualche giorno. Inoltre, mi assicur che non dovevo temere per Dama Eliodora e per Martina, dato che anche loro erano trattate con tutti i riguardi. Poi mi accompagn in un grande giardino nel quale sarei stato libero di trattenermi per passeggiare a mio piacimento.

Da quel momento inizi forse il peggior periodo di attesa e di incertezza di tutta la mia vita, dato che fu il pi lungo. Ogni tanto Yusuf mi faceva visita e mi parlava di molte cose, e alla fine diventammo amici, ma di Eliodora e di Martina non aveva notizie, e neppure di quando fosse programmato il nostro viaggio fino a Baghdad.

Gli chiesi di parlare con il Patriarca Poliziano, ma Yusuf rispose che era impossibile perch era stato chiamato lontano da Alessandria e sarebbe stato assente per qualche giorno. E non riuscii neppure a ottenere udienza con l'Emiro Obaidallah, perch anche lui era partito.

A quel punto cominciai ad avere il timore che Eliodora fosse caduta nelle mani di quel maledetto Musa. Pregai Yusuf di dirmi la verit, ma lui giur sul Profeta che la mia amata era al sicuro, ma che non avrebbe detto altro. E neppure quelle parole servirono a confortarmi, perch, per quanto ne sapevo, potevano anche significare che Eliodora era al sicuro nella morte. Inoltre ero consapevole del fatto che i musulmani non ritenevano un peccato ingannare un infedele.

Settimane si aggiungevano alle settimane, e ancora languivo in quella ricca prigione. Mi vennero forniti gli abiti migliori e i cibi pi ricchi: mi venne persino dato del vino.

Ero curato e mi conducevano da un luogo all'altro. Non mi mancava nulla eccetto la libert e la verit. Il dubbio e la paura gravavano sul mio cuore fino a quando mi ammalai, e non mi interess quasi pi camminare nel giardino.

Un giorno, durante una visita di Yusuf gli dissi che non avrebbe avuto molte altre occasioni di farmi visita perch sentivo di stare per morire.

- Non morire - rispose, - perch scopriresti di essere morto invano - e mi lasci.

Il giorno successivo ritorn con un medico che voleva mi visitasse. Quell'uomo si chiamava Mohammed, e sebbene non avessi fiducia in alcun medico, lo pregai di sedersi. Subito Yusuf ci lasci soli chiudendo la porta dietro di s.

- Mi esponga il suo caso, Generale Olaf - disse Mohammed con una voce grave e calma, - sono stato mandato dal Califfo in persona per aiutarvi.

- Come pu essere possibile, dal momento che il Califfo si trova a Baghdad? - risposi.

Tuttavia lo misi al corrente dei miei disturbi, e quando conclusi, il medico disse: - Mi sembra che voi soffriate pi nella vostra testa che nel corpo. Fatemi la cortesia, adesso, di ripetere la storia della vostra vita, di cui ho gi saputo qualcosa. Parlatemi in particolar modo del vostro rapporto con Dama Eliodora, la figlia di Magas, del vostro accecamento da parte di Irene per colpa di Eliodora, e della vicenda che vi ha portato a rintracciare la vostra amata qui in Egitto, dove avete vagato molto tempo camuffato da mendicante.

- Perch dovrei raccontarvi la mia storia, Signore?

- Cos che io possa sapere come curare la vostra malattia. Inoltre, Generale Olaf, sar franco con voi. Sono pi di un semplice medico; ho certi poteri garantiti dal Sigillo del Califfo e sarebbe saggio da parte vostra aprire completamente il vostro cuore a me.

A quel punto riflettei che ci poteva essere ben poco danno nel ripetere a quello strano dottore quello che molti altri gi sapevano. Cos gli narrai ogni cosa e la storia fu lunga.

- Straordinario! Davvero straordinario! - disse il medico con voce grave quando ebbi finito. - Eppure per me la parte pi strana della vostra storia  quella avuta finora dalla Dama Martina. Se lei fosse la vostra amante, avrei potuto capire. Forse... - e fece una pausa.

- Signor Medico - risposi, - Dama Martina  stata, e non  altro, che mia amica.

- Ah! Adesso vedo nuove virt nella vostra religione, dato che noi musulmani non troviamo tali amicizie tra quelle donne che non sono n nostre madri n nostre sorelle. Evidentemente la fede cristiana deve avere il potere di cambiare la natura delle donne, cosa che io ritenevo impossibile. Bene, Generale Olaf, rifletter sul vostro caso, e posso dirvi che ho buone speranze di trovare una medicina in grado di curare ogni vostro male tranne la vista, che neppure Dio in persona pu restituirvi.

Adesso devo chiedervi un favore. Vedo che in questa vostra stanza c' un tendaggio che nasconde il letto del servo che dorme con voi. Desidero visitare qui un altro paziente e vorrei che questo paziente non vi vedesse. Siate cos gentile da sedervi dietro il tendone, e giuratemi sul vostro onore di soldato che qualunque cosa possiate ascoltare non vi rivelerete in alcun modo.

- Certo, cio, se non c' nulla che rechi disonore su di me o sul mio nome.

- Non credo, Generale Olaf, che ci possa succedere, anche se non posso escludere che quello che sentirete potr causarvi dolore. Questo non lo posso sapere.

- Il mio cuore  troppo pieno di dolore per contenerne altro - risposi.

Mi condusse al letto della guardia, sul quale mi sedetti, stranamente interessato a quella faccenda. Il medico tir il tendaggio per nascondermi alla vista del nuovo venuto, e lo udii ritornare al centro della stanza e battere le mani.

Qualcuno entr e disse: - Signoria, che ordinate?

- Silenzio! - esclam, e cominci a sussurrare ordini, mentre io mi chiedevo che tipo di medico potesse essere quello a cui ci si rivolgeva con il titolo di Signoria.

Il servo se ne and, e dopo un'attesa che sembr lunga, la porta si riapr nuovamente e udii il frusciare di un abito femminile sul tappeto.

- Sedetevi, Signora - disse la voce grave del medico, - perch devo dirvi alcune cose.

- Obbedisco, Signore - rispose l'altra voce, al cui suono il mio cuore si ferm. Era Eliodora.

- Signora - prosegu il medico, - come testimoniano le mie vesti, io sono un dottore in medicina. Inoltre, sono qualcosa di pi, precisamente un inviato designato dal Califfo Harun-al-Rashid, dotato di pieni poteri per trattare il vostro caso. Qui ci sono le mie credenziali se volete leggerle...

Udii lo scricchiolio della pergamena che veniva aperta.

- Signore - rispose Eliodora. - Legger le lettere in seguito. Per ora accetto la vostra parola. Vi chiedo solo una cosa, se vorrete rispondermi. Perch il Generale Olaf e io non siamo stati portati alla presenza del Califfo, come  stato ordinato dall'Emiro Obaidallah?

- Perch non era conveniente per il Califfo ricevervi, dato che al momento attuale egli si sposta da un luogo all'altro per motivi di Stato. Pertanto, come troverete nelle credenziali, ha nominato me per trattare il vostro caso. Adesso, Signora, il Califfo e io conosciamo tutta la storia che ci  stata narrata da labbra di cui persino voi vi fidereste. Siete fidanzata con un nemico del Califfo, un uomo del Nord di nome Olaf Spadarossa, conosciuto anche come Michele, che fu accecato dall'Imperatrice Irene a causa di qualche offesa recata nei suoi confronti, ma che in seguito venne nominato da suo figlio Costantino Governatore dell'Isola di Lesbo.

Quest'uomo, per volere di Dio, inflisse una pesante sconfitta alle forze che il Califfo aveva mandato a invadere Lesbo. Poi, per la bont di Dio, Olaf vag per l'Egitto alla vostra ricerca, con il risultato che entrambi siete stati presi prigionieri. Signora, vi sar chiaro che, avendo questo generale nelle sue mani, il Califfo difficilmente lo lascer andare per combattere nuovamente i musulmani, anche se non so se decider di giustiziarlo, oppure di tenerlo come schiavo.

A quelle parole Eliodora fece per parlare, ma fu subito fermata.

- No, ascoltatemi prima di parlare. Il Califfo  stato informato della vostra stupefacente bellezza, e io vedo che  la pura verit. Inoltre ha saputo del grande coraggio che avete mostrato nella rivolta dei copti, quando vostro padre venne ucciso, e di come siete riuscita a fuggire dalle mani dell'Emiro Musa e non aveste paura di dimorare per mesi da sola nelle tombe degli antichi morti. Adesso il Califfo, essendo impietosito dalla vostra triste situazione e da tutta la vostra storia, mi ha ordinato di offrirvi che veniate alla sua Corte, dove siate istruita per un po' dai suoi saggi sulle verit della religione. Poi, se vi aggrader abbracciare l'Islam, egli vi prender come una delle sue mogli o, se non vi aggrader, vi aggiunger al suo harem, dato che  contro la legge di Allah sposare una donna cristiana. In ogni caso egli pagher per voi una transazione di propriet per il valore di ci che apparteneva a vostro padre.

Riflettete bene prima di rispondere. La vostra scelta oscilla tra il ricordo di un cieco, che io credo non rivedrete mai pi, e l'alta posizione di moglie del pi grande sovrano della terra.

- Signore, prima di rispondere vorrei porvi una domanda. Perch dite il ricordo di un cieco?

- Perch, Signora, non volevo dirvelo, ma mi  giunta voce che il Generale Olaf abbia gi oltrepassato i cancelli della morte.

-Allora, Signore - rispose Eliodora con un lieve singhiozzo, -  necessario che io lo segua attraverso quel cancello.

- Ci avverr quando piacer a Dio. Nel frattempo qual  la vostra risposta?

- Signore, la mia risposta  che io, essendo una povera prigioniera cristiana, e una vittima della guerra e del fato, ringrazio il Califfo Harun-al-Rashid per gli onori e i benefici di cui vorrebbe ricoprirmi ma, con umilt, li rifiuto.

- Cos sia, Signora. Il Califfo non  un uomo che desideri forzare le vostre decisioni. Tuttavia, stando cos le cose, sono incaricato di dire che egli vi prega di ricordare che siete stata fatta prigioniera in guerra dall'Emiro Musa. Egli ritiene che sia suo diritto prioritario che voi ritorniate propriet dell'Emiro Musa per una giusta interpretazione della legge. Per vuole essere misericordioso come Dio  misericordioso, e pertanto vi d la scelta di tre cose. La prima  che voi adottiate l'Islam con cuore devoto e siate libera.

- Questo lo rifiuto come l'ho rifiutato in precedenza - disse Eliodora.

- La seconda - continu il medico, -  che voi entriate nell'harem dell'Emiro Musa.

- Rifiuto anche quest'altra offerta.

- E la terza e ultima  che, avendo scartato la sua misericordia, soffriate il destino comune di un cristiano catturato che persiste nel suo errore, e moriate.

- Questo lo accetto - disse Eliodora.

- Accettate la morte? Nello splendore della vostra giovinezza e bellezza, accettate la morte? - disse il medico con una nota di stupore nella voce. - Davvero avete un grande cuore, e il Califfo si dispiacer quando udr della vostra perdita, cos come dispiacer a me. Per ho i miei ordini per i quali ne risponde la mia testa. Signora, se dovete morire, sar qui e subito. Scegliete ancora la morte?

- S - disse Eliodora con voce flebile.

- Guardate questa coppa - prosegu il medico, - e questa bevanda che sto versando. Tra poco vi chieder di berlo e poi, dopo un po', diciamo la met di un'ora, vi addormenterete, per destarvi in qualunque mondo Dio ha destinato agli infedeli adoratori della Croce. Non proverete alcun dolore e nessuna paura; anzi, forse la bevanda vi dar la felicit.

- Allora datemela - disse Eliodora debolmente. - La berr subito, cos la mia sofferenza terrena sar finita.

Fu allora che uscii da dietro il tendone e a tentoni mi feci strada verso i due.

- Signore... - proruppi, ma non ebbi il tempo di proseguire, perch appena mi vide, Eliodora si gett sul mio petto e ferm le mie labbra con le sue.

- Non parlare fino a quando non avr finito - le mormorai, abbracciandola, poi continuai.

- Signore, vi avevo promesso di non rivelare la mia presenza, a meno che non avessi udito qualcosa che avrebbe portato disgrazia su di me o sul mio nome. Rimanere immobile dietro quella tenda mentre la mia fidanzata sta per essere avvelenata porterebbe disonore su di me e infangherebbe in modo tale il mio nome che neppure tutti i mari del mondo potrebbero ripulirlo. Dite, Medico, quella coppa contiene abbastanza veleno per dare la morte a entrambi?

- S, Generale Olaf, e se sceglierete di dividerla, credo che il Califfo ne sarebbe lieto, dato che egli non ama l'uccisione degli uomini coraggiosi. Solo che deve essere fatto adesso e senza indugi. Potrete parlare per un po' dopo, dopo averla bevuta, prima che veniate colti dal sonno.

- Cos sia - dissi. - Dato che devo morire, ritengo che non sia un peccato morire cos, con qualcuno da scortare lungo quella strada.

Bevi tu per prima, amore, ma lascia nella coppa pi di met perch io sono pi robusto. Poi passamela.

- S, amore mio - disse Eliodora e bevve, porgendomi poi la coppa.

Stavo per portarla alle labbra, quando mi accorsi che era completamente vuota.

- Oh! - gridai. - Perch l'hai bevuta tutta, privandomi del piacere di morire insieme a te? Non  giusto quello che hai fatto!

- S, invece - rispose Eliodora. - Non avrei sopportato di vederti morire davanti ai miei occhi. Io morir, ma forse Dio ti pu ancora salvare.

- Niente affatto, Eliodora - gridai, e voltandomi iniziai a brancolare verso la finestra dato che sapevo di essere a un piano alto e non avevo alcuna arma che potesse servire a uccidermi.

Ma nello stesso istante che aprivo la grata, due braccia robuste mi afferrarono e udii il medico esclamare:

- Venite, Signora, aiutatemi con questo pazzo prima che commetta qualche sciocchezza.

Anche Eliodora mi afferr e lottammo assieme tutti e tre finch non mi trascinarono al centro della stanza.

- Olaf Spadarossa, Generale dei cristiani - disse il medico con una voce nuova piena di maestosit e di comando - io che vi parlo non sono un dottore. Sono Harun-al-Rashid, Califfo del Profeta. Confermatelo, miei servi!

-  vero, Califfo - echeggi la risposta da molte gole.

- Allora ascoltate quanto decreta Harun-al-Rashid: Sappiate voi due che tutto ci che  successo l'ho voluto per mettere alla prova l'amore e la fedelt di entrambi. Dama Eliodora, tranquillizzatevi, perch non avete bevuto altro che acqua distillata di rose e nessun sonno vi coglier. Signora, vi dico che avendo visto ci che ho visto e udito, vorrei essere io al posto di quel cieco piuttosto di essere il Sovrano dell Oriente.

Non sapevo che un amore come il vostro potesse esistere in questo mondo. Vi dico che quando vi ho visto bere dalla coppa fino a svuotarla, nell'ultimo disperato tentativo di salvare dalla morte il vostro Olaf, il mio cuore si  innamorato di voi. Ma non temete, il mio  un amore che non vi priver del vostro, ma piuttosto lo porter a fiorire ricco e glorioso nello splendore del mio favore. La storia del vostro amore  meravigliosa, e felice sar la sua fine.

Generale Olaf: voi mi avete battuto in guerra e avete trattato i miei soldati caduti nelle vostre mani secondo la nobilt del vostro cuore. Potr io, quindi, essere superato in generosit da colui che fino a poco tempo fa avrei chiamato cane cristiano?

Fate entrare l'alto sacerdote dei cristiani, Poliziano, che  fuori ad attendere, e con lui anche la Dama di nome Martina, damigella dell'Imperatrice Irene.

Poi segu il silenzio.

Ci sono volte che il cuore  troppo pieno per le parole, Eliodora e io non trovammo nulla da dirci. Ci stringemmo reciprocamente la mano e aspettammo.

Finalmente la porta si apr e udii l'affrettato passo di Poliziano insieme al passo pi lieve di Martina. Venne da me e mi baci sulla fronte, sussurrandomi nell'orecchio:

- Cos, finalmente, tutto finisce bene, come sapevo sarebbe successo. E ora, Olaf... stai per sposarti. S, subito e... ti auguro tutta la felicit.

Le sue parole furono semplici a sufficienza, eppure accesero nel mio cuore una luce grazie alla quale vidi molte cose.

- Martina - dissi, - se ho vissuto per raggiungere questo momento, grazie a Dio,  stato per te. Dicono che ognuno di noi abbia un angelo custode in paradiso e, se  cos, il mio  venuto sulla terra. Per solo in cielo sapr ringraziarlo come si deve.

Poi. improvvisamente, Martina si mise a singhiozzare sul mio petto; dopo di che ricordo solo che Eliodora mi aiut ad asciugarle le lacrime, mentre sullo sfondo il Califfo diceva fra s con la sua voce profonda: - Stupefacente! Stupefacente! Per Allah! Questi cristiani sono davvero gente strana. Per la nostra legge lui avrebbe potuto sposarle entrambe e tutti e tre sarebbero stati felici. Colui che ha decretato che cos doveva essere conosceva il cuore dell'uomo e della donna ed  un profeta inviato da Dio.

No, non rispondermi, amico Poliziano, dato che sulle questioni religiose siamo d'accordo di non discutere mai. Compi il tuo dovere secondo i vostri riti sacrileghi e io e i miei servitori osserveremo, pregando che il Maligno possa essere assente dalla cerimonia! Procedi nel rito, amico mio.

Poliziano ci fece accostare e ci spos nel miglior modo possibile, con Martina come testimone e i solenni musulmani come congregazione.

Quando termin, il Califfo chiese a Eliodora di farmi avvicinare a lui.

- Qui c' un dono di nozze per voi, Generale Olaf - disse.

- Un dono, credo, che apprezzerete pi di qualunque altro - e mi diede qualcosa di affilato e pesante.

Toccai un'elsa e una lama, e la riconobbi subito. Era la spada del Vagabondo: s, la mia spada rossa da cui avevo preso il nome, che il comandante dei musulmani ora mi restituiva e con essa la libert. Presi la spada e, senza dire una parola, con quella stessa spada gli feci il triplo saluto destinato a un sovrano.

Immediatamente udii la scimitarra di Harun, la scimitarra famosa in tutto l'Oriente, stridere mentre usciva dal fodero, cos come fecero le scimitarre di tutti coloro che erano presenti, e seppi che mi veniva restituito il saluto che un sovrano fa a un generale. Poi il Califfo parl nuovamente.

- Un dono di nozze per voi, Dama Eliodora, figlia di una stirpe antica e potente, e ora novella sposa di un uomo di valore. Per la seconda volta questa notte prendete questa coppa d'oro, ma lasciate che ci che si trova al suo interno adorni il vostro petto in ricordo di Harun. Le regine dei tempi passati hanno indossato questi gioielli, ma mai sono stati sopra un cuore pi nobile.

Eliodora prese la coppa, e nelle sue mani tremanti udii le gemme inestimabili che la riempivano tintinnare contro i bordi.

Il Califfo parl ancora una volta.

- Un dono anche per voi, Dama Martina. Prendete questo anello dalla mia mano e mettetelo alla vostra. Sembra una piccola cosa, vero? Per qualcosa si trova al suo interno. In questa citt c' una casa bellissima costruita da uno dei vostri compatrioti greci, e dietro di essa terre che un cavallo veloce pu a stento percorrere in cerchio due volte in un'ora, terre assai fruttifere e irrigate. Quella casa e quelle terre sono vostre, insieme al comando su tutti quelli che vi abitano.

L potrete vivere con chiunque vogliate, persino se si tratta di un cristiano, libera da ogni tassa o tributo, purch n voi n nessun altro complottiate contro di me e il mio potere.

Addio a tutti e tre, forse per sempre. Generale Olaf, la vostra nave vi attende nella baia: potete salpare quando vorrete. Vi prego di ricordare con affetto Harun-al-Rashid, cos come lui far con voi.

Ora usciamo e lasciamo soli gli sposi. Dama Martina, vi prego di essere mia ospite questa sera.

Cos se ne andarono, lasciandoci soli nella grande stanza; s, finalmente soli, sani e salvi.

Capitolo Quinto

LE PREGHIERE DI IRENE

Sono trascorsi alcuni anni, non so quanti, ma so che molte cose sono accadute in questo tempo. Per un po' Irene e il giovane Costantino governarono insieme l'impero. Poi iniziarono nuovamente a litigare e Costantino, temendo un tradimento, fugg con i suoi amici su una nave dopo che era stato messo in atto un tentativo di sopprimerlo.

Si proponeva di unirsi alle sue legioni in Asia, almeno cos si diceva, e di muovere guerra a sua madre. Per, gli amici che aveva sulla nave erano dei traditori i quali, temendo la vendetta di Irene, lo imprigionarono e lo consegnarono a Irene.

L'Imperatrice, la madre che lo aveva fatto nascere, lo fece portare nella Camera Porpora del Palazzo, la stanza in cui, come primogenito di un Imperatore, Costantino vide la luce, e l venne privato per sempre della luce degli occhi.

S, Stauracius e i suoi macellai accecarono Costantino cos come ero stato accecato io. Solo che venne riferito che essi spinsero i loro pugnali pi a fondo, cos che Costantino mor. Per altri dicono che sopravvisse, prigioniero, sconosciuto e negletto, come quei suoi zii che lui aveva fatto accecare e che un tempo erano vissuti sotto la mia custodia fino a quando i pugnali degli assassini non avevano trovato i loro cuori.

Se cos  stato, oh!, che fato  stato quello di Costantino!

Per i cinque anni successivi, Irene regn gloriosamente da sola, mentre Stauracius, il mio padrino, e il suo fratello eunuco Aetius, lottavano l'uno contro l'altro per diventare Primo Ministro della Corona. Vinse Aetius, ma non contento di tutto ci che aveva, complott in modo che Nicetas, un suo parente capitano delle Guardie, venisse nominato successore al trono.

Ma, alla fine, i nobili si ribellarono: elessero uno dei loro, Niceforo, come Imperatore, catturarono Irene nella sua dimora di Eleuteria, dove si trovava ammalata, e incoronarono Niceforo a Santa Sofia.

Il giorno dopo, il nuovo Imperatore and a trovare Irene, e lei temendo il peggio e affranta dalla malattia, compr la promessa di aver salva la vita rivelandogli dove si trovava tutto il tesoro che aveva accumulato. Cos fin Irene, la potente Imperatrice dell'Impero d'Oriente!

Durante gli anni in cui Irene ancora governava, Eliodora e io fummo lasciati in pace a Lesbo. Non venni rimosso dalla mia carica di Governatore di quell'isola, che prosper grandemente sotto il mio governo. Persino le propriet di Irene, che Costantino mi aveva dato, non mi furono sottratte. Alle date convenute io inviavo il tributo dovuto, e ricevevo il riconoscimento ufficiale firmato dall'Imperatrice e con esso i ringraziamenti ufficiali. Per con questi non giunsero mai lettere o messaggi. Eppure era evidente che Irene sapeva che ero sposato, perch a Eliodora giunse un messaggio e con esso un dono. Si trattava di quella collana e degli altri gioielli di cui Irene aveva fatto fare una esatta copia.

Ma adesso la met originale della collana che avevo preso nella tomba del Vagabondo era sul mio petto, mentre l'altra met era indossata da Eliodora.

Il messaggio che accompagnava il dono di Irene diceva che colei che possedeva la collana poteva desiderare di avere il resto della parure. Aggiungeva che un certo generale si era sbagliato quando aveva profetizzato che qualunque donna diversa da quella prescelta avesse indossato la collana sarebbe stata perseguitata dalla sfortuna, dato che dal giorno che era stata al collo di Irene anche quella che sembrava sfortuna si era dimostrata fortuna: da quel giorno lei era sfuggita al pericolo di legarsi a un altro marito, ed era divenuta la donna pi importante del mondo.

Queste parole, scritte su una pelle di pecora chiusa con il sigillo e indirizzate a Dama Eliodora, ma non firmate, le ritenni il peggior segnale di sfortuna, perch la spavalderia  sempre odiata dalle Potenze che decretano il nostro fato. Cos, infatti, si dimostr essere.

Un giorno all'inizio dell'estate - era l'anniversario del nostro matrimonio - avevamo invitato a cenare con noi Jodd, il mio gigantesco luogotenente, e sua moglie Martina, perch dopo un anno dal nostro ritorno a Lesbo, Martina e Jodd si erano sposati.

Ricordo che c'erano stati dei problemi a quel riguardo, ma quando Jodd annunci che se Martina non l'avesse sposato se ne sarebbe ritornato alle sue terre del Nord dicendole addio per sempre, Martina acconsent.

Credo che Eliodora ci abbia messo il suo zampino dopo la nascita del nostro primogenito; in che modo, ritenni meglio non appurarlo. Comunque, ogni cosa venne sistemata, e il matrimonio si dimostr felice, sebbene inizialmente Martina a volte fosse di cattivo umore e in alcuni momenti avesse una lingua tagliente nei confronti di Jodd. Poi ebbero un bimbo che sfortunatamente mor, e questo fatto doloroso li un molto pi di quanto avrebbero potuto immaginare. Da quel momento, Martina divenne pi gentile con Jodd, e quando nacquero altri bambini, sembrarono la coppia pi felice del mondo.

Mentre cenavamo, i nostri discorsi si incentrarono sul Califfo Harun e la grande bont che quell'uomo ci aveva riservato, ignorando che fossimo cristiani e quindi infedeli che avrebbe dovuto disprezzare e odiare.

Eliodora ricord la sua felicit quando il Califfo le aveva detto che invece di veleno, aveva bevuto soltanto acqua di rose. Ma ramment che qualche minuto prima, la suggestione era stata cos forte che gi aveva iniziato a sentirsi come se il veleno le stesse intorpidendo il cuore e annebbiando il cervello, ormai certa che sarebbe caduta nel sonno che l'avrebbe portata alla morte.

Cercai di cambiare argomento, perch il ricordo di quei momenti era ancora indelebilmente scolpito nella mia memoria, e non volevo soffermarmi troppo a lungo su una scena il cui solo pensiero per me era terribile, sebbene si fosse conclusa bene.

- Martina,  vero che hai venduto i tuoi ricchi possedimenti di Alessandria che hai avuto in dono dal Califfo?

- S, Olaf - rispose Martina, - li ho ceduti a un gruppo di mercanti greci, per un buon prezzo. Il contratto  stato firmato solo ieri. Era mio desiderio lasciare Lesbo e andare a vivere laggi, ma Jodd si  rifiutato e allora non ho avuto altra scelta.

- S - disse Jodd con la sua voce potente. - Sono forse il tipo da vivere in mezzo ai musulmani e guadagnare dal commercio e dai giardini anche se possiedo una bella casa? Mi sarei ritrovato a combattere contro quegli adoratori di Allah nel giro di un mese, e poi mi avrebbero tagliato la gola. Inoltre non avrei sopportato di separarmi dal mio Generale, e sono certo che anche Martina non lo avrebbe voluto, perch, Olaf, vi dico che vi vuole bene il doppio di quanto ne voglia a me! Oh!, non essere cos arrabbiata, Martina. Mi chiedo perch la verit fa sempre arrabbiare le donne - e scoppi in una delle sue scroscianti risate.

In quel momento Eliodora si alz dal tavolo e and alla finestra aperta sul giardino per dare un'occhiata ai nostri figli che giocavano con quelli di Martina. L si ferm un poco osservando la bellissima vista della baia poi, improvvisamente, esclam: - C' una nave! Sta entrando nella baia, ed ha le insegne imperiali.

- Speriamo che non porti brutte notizie - dissi, perch temevo le insegne imperiali e sentivo che ultimamente eravamo stati un po' troppo felici. Sapevo che nessuna nave dell'impero era attesa da Bisanzio in quel periodo e temevo che portasse ordini dal nuovo Imperatore che mi destituissero dall'incarico.

- Quali cattive notizie potrebbe portare? - chiese Jodd. - Oh! Capisco cosa frulla nella vostra mente, Generale, ma, se questo Niceforo  saggio, vi lascer in pace, dato che Lesbo non vuole un altro Governatore e glielo faremo capire se sar necessario. Ci vorrebbe ben pi di una nave da guerra per insediare un nuovo Governatore a Lesbo. No, non rimproveratemi, Generale: io non ho giurato fedelt a Niceforo e neppure lo hanno fatto gli uomini del Nord e la gente di Lesbo.

- Sei come un cane da guardia, Jodd, che abbaia senza un motivo solo perch c' qualcosa di strano. Vai adesso al molo, e portaci notizie da quella nave.

Nelle due ore successive rimasi nella mia stanza privata a dettare lettere a Eliodora riguardanti questioni relative ai compiti del mio incarico. Quando terminai, mi stavo preparando per fare la mia cavalcata notturna su un mulo, quando Martina entr nella stanza.

- Vieni a fare una cavalcata con noi, Martina? - le chiesi, riconoscendone il passo.

- No, Olaf - rispose Martina velocemente, - e credo che nemmeno tu possa farlo. Ti ho portato delle lettere arrivate da Bisanzio che Jodd ha ricevuto per te dalla nave.

- Dov' Jodd? - dissi.

-  rimasto con il capitano della nave, alcune guardie e un prigioniero.

- Quale prigioniero?

- Forse la lettera te lo dir - replic Martina evasivamente.

- Posso aprirla?  siglata come Segretissima.

Annuii, dato che Martina agiva da mia segretaria in questioni delicate, essendo esperta in queste cose.

Ruppe i sigilli e lesse la lettera alla presenza di Eliodora, che era rimasta al mio fianco

All'Eccellentissimo Michele

Generale dell'esercito e Governatore dell'isola di Lesbo

Salute da Niceforo, Imperatore per volere di Dio.

Sappiate, Michele, che noi, l'Imperatore, ponendo speciale fiducia in voi, nostro fidato servitore, con questa lettera vi inviamo in custodia un prigioniero di Stato. Questo prigioniero non  altri che Irene, che in passato fu Imperatrice.

A causa dei suoi numerosi atti malvagi nei confronti di Dio e dell'uomo, noi, per decreto del Popolo, dell'Esercito, del Senato e degli Alti Funzionari dello Stato, tra l'esultanza popolare abbiamo deposto la predetta Irene, vedova dell'Imperatore Leo e madre dello scomparso Imperatore Costantino, e ci siamo insediati sul trono. La predetta Irene, su sua richiesta,  stata confinata nella localit chiamata Isola dei Principi, dove l'abbiamo affidata alla custodia di santi monaci.

Mentre si trovava l, abusando della nostra piet e fiducia, organizz dei complotti per l'assassinio della nostra Persona e per riprendere possesso del trono.

A quel punto i nostri Consiglieri, unanimemente raccomandarono che dovesse essere messa a morte per punirla dei suoi crimini, ma Noi, rammentando gli insegnamenti del nostro Signore e Salvatore e della Sua affermazione di dover porgere l'altra guancia a coloro che ci feriscono, nella nostra immensa piet abbiamo deciso diversamente.

Sappiate quindi, eccellentissimo Michele, conosciuto come Olaf Spadarossa, che noi consegniamo alla vostra custodia la persona di Irene, incaricandovi di trattarla come lei ha trattato voi e come ha anche trattato suo figlio l'Imperatore Costantino affinch vengano vanificati i suoi malvagi complotti.

- In nome di Dio, vuole dire che devo accecarla! - esclamai.

Senza rispondere, Martina prosegu con la lettura:

Dovesse la suddetta Irene sopravvivere alla sua giusta punizione, vi ordiniamo di dare istruzioni affinch vengano soddisfatte le sue necessit giornaliere, ma niente altro, e che le somme dovute per queste necessit vengano detratte dalla somma a Noi dovuta, derivante dai proventi di Lesbo. Dovesse morire subito o in futuro, che le sia data una decente sepoltura privata e provvediate a fare rapporto a Noi sulle circostanze della morte propriamente attestata.

Conservate queste istruzioni con la dovuta segretezza e non intraprendete alcuna azione finch la nostra nave non sia salpata per Bisanzio.

Su di voi  la responsabilit dell'esecuzione di questi nostri ordini, di cui risponderete con la vostra vita e con quella di vostra moglie e dei vostri figli.

Firmato e apposti i sigilli nella Nostra Corte di Bisanzio il dodicesimo giorno del sesto mese del primo anno del nostro regno.

Terminata la lettura, Martina mi porse in mano la lettera, come se volesse sbarazzarsene. Poi segu un silenzio che alla fine venne rotto da Martina.

- I vostri ordini, Eccellenza - disse con voce secca. - Mi sembra che il... il... prigioniero sia in anticamera sotto la custodia del Capitano Jodd.

- Allora lasciamo che rimanga affidata al Capitano Jodd - risposi rabbiosamente, - e anche a te, Martina, che sei abituata ad assisterla. Entrambi risponderete della sua sicurezza con le vostre vite. Mandami il capitano della nave e preparagli un congedo. Non vedr quella donna fino a quando la nave non sar partita, dato che fino a quel momento mi  stato ordinato di mantenere ogni cosa segreta. Mandami anche l'ufficiale comandante delle guardie.

Passarono tre giorni. La nave imperiale salp portando la mia risposta all'Imperatore, e giunse il momento in cui, ancora una volta, avrei dovuto incontrarmi faccia a faccia con Irene.

Mi recai nella sala delle udienze della mia residenza, e con me c'era Jodd. Essendo cieco, non osavo ricevere da solo una donna disperata nel timore che potesse pugnalarmi o tentare di suicidarsi.

Sulla porta della sala, Jodd la prese in consegna dalle guardie, alle quali ordin di rimanere a portata di voce, e la condusse dove sedevo. Successivamente mi disse che era vestita come una suora, con un cappuccio che le nascondeva il viso ancora bellissimo e un crocifisso d'argento che le pendeva sul petto.

Mentre la udivo avvicinarsi, mi alzai, mi inchinai, e le prime parole che le rivolsi furono di sedersi.

- No - rispose con quella sua voce ricca che ben ricordavo.

- Un prigioniero deve stare in piedi davanti al suo giudice. Vi saluto, Generale Olaf - oh, vi prego, perdonatemi Michele. Siete cambiato poco. Mi compiaccio di vedervi in piena salute e che il grado e la ricchezza che vi diedi non vi siano stati sottratti.

- Vi saluto, Signora - (stavo quasi per dire Augusta), risposi, poi continuai frettolosamente: - Dama Irene, ho ricevuto ordini riguardanti la vostra persona da parte dell'Imperatore Niceforo, e desidero che li conosciate in modo che non possiate accusarmi di nulla, perch  mio dovere eseguirli nei vostri confronti.

Capitano Jodd leggi gli ordini. No, dimenticavo che non puoi farlo. Dai la copia della lettera a Dama Irene; potr essa stessa leggerla, se lo vorr.

Jodd le consegn la lettera, e Irene senza perder tempo la lesse ad alta voce, soppesando attentamente ogni parola.

- Oh! Canaglia! - disse, quando ebbe finito. - Sappiate, Olaf, che gli cedetti il trono di mia spontanea volont, come tutto il mio tesoro privato, e lui giur sul Vangelo che avrei vissuto in pace e con tutti gli onori fino alla fine dei miei giorni. E ora mi manda da voi per essere accecata e poi messa a morte, perch questo  quello che vuole. Che Dio possa vendicarmi! Che Niceforo possa diventare un simbolo di scherno e che la sua fine possa essere persino peggiore di quella che ha preparato per me. Che il disonore avvolga il suo ricordo, che le sue ossa siano dissacrate e la sua tomba dimenticata. S, cos deve essere!

Interruppe la sua terribile maledizione poi disse con una nuova voce, la voce con cui era solita implorare:

- Voi non mi accecherete, Olaf. Non mi porterete via l'ultima benedizione, la luce del giorno. Pensate cosa significa...

- Il Generale Olaf lo sa molto bene - la interruppe Jodd, ma gli feci cenno di star zitto e risposi:

- Ditemi, Signora, come potrei fare altrimenti? Mi sembra che la mia vita e quella di mia moglie e dei miei bambini dipenda dagli ordini che devo eseguire. Inoltre, perch dovrei fare altrimenti ora che secondo la giustizia di Dio il cerchio si  finalmente chiuso? - aggiunsi, indicando i buchi sotto la fronte dove un tempo si trovavano i miei occhi.

- Oh! Olaf - disse, - se vi ho fatto del male - lo sapete bene - fu perch vi amavo.

- Meno male che Dio non ha mai concesso ad alcuna donna di amarmi in quel modo - si intromise Jodd.

- Olaf - continu Irene senza badare a Jodd. - Una volta siete stato molto vicino ad amarmi, in particolare successe quella notte quando stavate per mangiare il fico avvelenato per salvare mio figlio. In quell'occasione mi avete baciata, voi forse l'avete dimenticato, io non ho potuto farlo. Olaf, come potreste far diventare cieca una donna che avete onorato?

- Voi lo avete accecato senza molti riguardi - borbott Jodd, - ed io l'ho vendicato, uccidendo coloro che lo avevano fatto su vostro ordine.

- Olaf, ammetto di essere stata spietata nei vostri confronti, come ammetto che avrei voluto uccidervi; ma, credetemi, ero gelosa, e nient'altro che la gelosia mi spinse a farlo. Subito dopo mi sarei voluta uccidere anch'io; infatti fui sul punto di farlo.

- Ed era tanto pentita - disse Jodd - che architett di mandare il mio Generale nella Sala dell'Abisso, dove non avrebbe avuto scampo se non fossimo intervenuti in tempo!

- Olaf, quando riottenni il potere...

- Accecando vostro figlio - disse Jodd. - E di ci, un giorno, dovrete renderne conto.

- ... vi ho trattato con tutti gli onori e ho mantenuto le mie promesse, anche se sapevo che vi eravate sposato con Eliodora. Mi tenevo informata su tutto ci che facevate, tuttavia non sollevai un dito contro di voi...

- Di che utilit sarebbe stato per voi un uomo cieco mentre eravate impegnata a corteggiare l'Imperatore Carlomagno? - chiese Jodd.

A quel punto, finalmente, Irene si volse verso Jodd e disse:

-  un bene per voi, barbaro, che il Fato mi abbia privato del potere. Io, che per molti anni ho regnato sul mondo, devo sopportare gli insulti di uno come voi.

- Allora perch non vi uccidete e la fate finita? - chiese Jodd imperturbabile. - Ma se vi manca il coraggio, dovrete accettare il decreto dell'Imperatore, cos come tanti si sono sottomessi al vostro decreto. Smettetela di infastidire il Generale con preghiere di misericordia.

- Jodd - dissi, - ti ordino di fare silenzio. Questa Dama  esasperata ed io posso capirla.

- Ecco le parole che speravo di sentire pronunciare dal Generale Olaf, l'uomo che amavo - disse Irene. - Quale fato perverso ci ha separati, Olaf? Se avessi accettato ci che ti offrivo, adesso tu e io governeremmo il mondo.

- Forse, Signora; per non rimpiango la mia scelta, sebbene a causa di essa non sono pi in grado di... vedere.

- Lo so, lo so! La donna di quella maledetta collana, che ancora indossate, si intromise tra noi e distrusse ogni cosa. Adesso per colpa vostra sono rovinata e voi per colpa mia siete un soldato che non lascer nessun ricordo del suo nome dietro di s, mentre avrebbe potuto essere ricordato come un grande Cesare dell'impero nei secoli che verranno.

Quale demonio guastafeste governa i nostri destini? L'Augusta dell'impero d'Oriente deve implorare l'uomo che la rifiut. Voi capite, vero, Olaf, che quella lettera  l'ordine di assassinarmi?

- Lo stesso ordine che voi deste a quelli che hanno accecato vostro figlio Costantino - borbott Jodd a mezza voce.

- Questo  ci che dice la lettera. Voi dovete assassinarmi e, Olaf, io non sono pronta a morire. Grandi poteri inducono grandi tentazioni, e io ammetto di aver commesso grandi peccati; ho bisogno di tempo su questa terra per mettermi in pace con il Cielo e, se voi ucciderete il mio corpo ora, ucciderete anche la mia anima.

Abbiate piet! Abbiate piet! Olaf, se compirete un gesto simile non potreste mai pi dormire; la vostra anima si tormenter giorno e notte, perch io so che il vostro senso dell'onore vi impedisce di infierire su una donna che non  una vostra nemica in battaglia. Siate coerente con il vostro cuore e risparmiatemi. Guardate, io che per lungo tempo fui la dominatrice di molti regni, mi inginocchio e vi prego di risparmiarmi!

Si gett in ginocchio e appoggi la testa sui miei piedi, piangendo.

Quella scena mi ritorna in mente con una limpidezza strana e terribile, sebbene non avessi altra vista che mi aiutasse a discernere i dettagli se non quella della mia anima. Ricordo che lo stupore e l'orrore di quell'episodio mi ferirono pi del pugnale che mi aveva cavato gli occhi.

Io, Olaf, guerriero del Nord, stavo seduto sul mio scranno ufficiale, e di fronte a me avevo il capo chino sui miei piedi di quella che era stata l'Imperatrice della Terra che implorava per la sua vita. Cosa dovevo fare? Se avessi ceduto alle sue pietose preghiere, la mia stessa vita e quelle di mia moglie e dei miei figli ne avrebbero pagato il prezzo. Per, come potevo battere le mani alla maniera orientale e chiamare il boia per cavare quegli occhi in lacrime di Irene?

- Alzatevi, Augusta - dissi, e nella sua totale prostrazione le restituii il suo titolo, - e ditemi, voi che siete avvezza a queste questioni, come posso risparmiare la vostra vita e contemporaneamente quella di molte altre persone care?

- Vi ringrazio per quel titolo - disse Irene mentre si alzava in piedi. - L'ho udito acclamare decine di migliaia di volte, ma mai  stato cos dolce come adesso sulle vostre labbra che non avevano bisogno di pronunciarlo.

In passato vi avrei ricompensato per questo onore, dandovi una Provincia, ma ora l'Imperatrice  cos povera che non pu darvi altro che il suo grazie. Tuttavia non ripetetelo pi, perch la prossima volta suoner amaro.

Mi avete chiesto come potete salvarmi, e ubbidire contemporaneamente agli ordini? Be', la cosa sembra semplice. Nella lettera di Niceforo non c' l'ordine diretto di accecarmi! Dice che dovete trattarmi come io ho trattato voi e come trattai Costantino, l'Imperatore... Be', io vi imprigionai entrambi. Imprigionatemi e adempirete all'ordine. Vi  stato ordinato di fare un rapporto nel caso morissi, questo significa che Niceforo non vuole che io debba per forza morire. Oh! La scappatoia  semplice, se volete adottarla.

Per, se non desiderate farlo, Olaf, vi prego, come ultimo favore, di non consegnarmi a degli uomini comuni. Vedo che al vostro fianco si trova ancora la vostra spada rossa con la quale una volta vi minacciai quando mi respingeste a Bisanzio. Sguainatela, Olaf, e questa volta guider io il suo filo lungo la mia gola. Cos accontenterete Niceforo e vincerete le ricompense che Irene non pu pi darvi.

Battezzata nel mio sangue, quale gloria terrena esiste che non potreste ancora ottenere, voi che avete osato posare le mani sulla pelle consacrata che persino il mio peggiore nemico ha temuto di toccare?

Cos Irene prosegu nel suo discorso, con la strana eloquenza a cui, alle volte, riusciva a far ricorso, fino a quando non mi stupii.

Lei che aveva vissuto nello splendore e nel lusso, che amava la visione di tutte le cose brillanti e gloriose, stava implorando per i suoi occhi l'uomo che aveva privato della vista cos che non potesse mai pi rimirare la giovane bellezza della rivale.

Lei che aveva capito quanto erano grandi i suoi peccati, stava implorando di essere risparmiata da una morte che non osava affrontare. Stava implorando me, che per anni ero stato il suo fedele soldato, il Capitano della sua Guardia personale che aveva giurato di proteggerla. L'uomo su cui si era compiaciuta di profondere la selvaggia passione del suo cuore imperiale.

I miei ordini erano chiari. Mi veniva ordinato di accecare quella donna e di ucciderla nel farlo, un ordine che io potevo eseguire senza rendere conto a nessuno. Se rifiutavo di obbedire a questi ordini, dovevo prepararmi a pagarne il prezzo, mentre, se avessi ubbidito, mi sarei potuto aspettare un'elevata ricompensa, probabilmente il Governatorato di qualche grande Provincia dell'Impero.

Ma quella donna non era una prigioniera comune. Era l'ex Imperatrice, una donna potente alla quale decine di migliaia, forse milioni, di persone, ancora guardavano per aiuto e guida. Era necessario per coloro che ne avevano occupato il posto e il potere, che Irene venisse resa incapace di governare. Era desiderabile per loro che morisse.

Per i piatti della bilancia tra loro e i sostenitori di Irene, tra i quali c'erano tutti i grandi principi della Chiesa, erano cos in equilibrio che loro stessi non osavano infliggere alcuna mutilazione o morte a quella donna. Temevano che ci potesse essere seguito da una tempesta d'ira che avrebbe scosso Niceforo dal suo trono e li avrebbe coinvolti nella rovina.

Cos l'avevano mandata da me, che governavo una lontana Provincia, l'uomo al quale Irene aveva malvagiamente fatto dei torti, essendo certi che la sua lingua, che si diceva fosse in grado di mutare il cuore di tutti, non avrebbe mai ammorbidito il mio. Poi, in seguito, avrebbero dichiarato che io non avevo fatto altro che eseguire una vendetta privata, e per quietare lo scandalo, mi avrebbero rimosso dal mio Governatorato... per elevarmi a qualche posizione di maggiore potere e profitto.

Mentre tutti questi ragionamenti mi passavano per la mente, Irene mi implorava, incurante della presenza di Jodd, arrivando persino ad abbracciarmi e a poggiare la testa sul mio petto.

Soppesai la questione sulla bilancia della ragione, e il braccio si inclin contro di me, perch sapevo che, se avessi risparmiato Irene, avrei condannato me e quelli che mi erano pi cari: mia moglie, i miei figli, e tutti gli uomini del Nord che mi seguivano e che non mi avrebbero visto morire senza colpo ferire. Compresi ogni cosa, e grazie a quella comprensione, all'improvviso presi una decisione: quella di risparmiare Irene. Che succedesse quello che doveva succedere; non sarei mai diventato un macellaio, e avrei seguito ci che mi diceva il cuore, ovunque ci mi avesse portato.

- Smettetela, Signora - dissi. - Ho deciso. Jodd, ordina al messaggero di chiamare qui Eliodora e Martina.

- Oh! - esclam Irene. - Se queste due donne saranno chiamate a decidere sul mio destino tutto  perduto, dato che entrambe vi amano e sono mie nemiche. Per mi rimane ancora dell'orgoglio. Voi posso implorare, ma non loro, che mi accecheranno con i loro stiletti dopo che mi avranno pugnalato con le loro lingue. Eccellenza, un'ultima richiesta! Chiamate la vostra guardia e uccidetemi.

- Signora, ho detto che ho deciso, e nessuna donna al mondo mi far cambiare idea in un modo o nell'altro. Jodd, esegui i miei ordini.

Jodd fece suonare una campanella per chiamare una guardia. L'uomo arriv e ascolt i suoi ordini.

Segu una lunga pausa, perch Eliodora e Martina non si trovavano nelle vicinanze e dovevano essere avvertite. Durante questa pausa Irene inizi a parlare con me. Confront la vista che si poteva osservare dalla casa di Lesbo con quella della terrazza del suo Palazzo sul Bosforo e mi descrisse le differenze. Mi chiese del Califfo Harun-al-Rashid, sapendo che lo avevo incontrato, chiedendomi che idea mi fossi fatto di lui. Per ultimo, con una amara risata, mi parl del suo destino e delle strane vicissitudini della vita. - Guardatemi, Olaf - disse. - Ho iniziato i miei giorni come figlia di un gentiluomo greco senza alcun'altra dote se non il mio ingegno e la mia bellezza. Poi mi elevai fino a diventare la dominatrice del mondo e conobbi tutto ci che il fasto e il potere potevano dare. Le nazioni tremavano a un mio cenno; per un mio sorriso gli uomini accrescevano il loro potere, e per un mio accigliarsi svanivano nel nulla. Tranne voi, Olaf, nessuno mi ha mai veramente conquistata. E ora! Di questo splendore non  rimasto altro che una veste da suora; di quella ricchezza incalcolabile solo un crocifisso d'argento; di quel potere... nulla.

Irene continu a parlare, ancora senza sapere quale decisione avessi preso nei suoi confronti: se avesse dovuto essere accecata, e se avesse dovuto vivere o morire.

Ritenni una prova della sua grandezza il fatto che riuscisse a distogliere la sua mente da simili cose mentre il Fato si librava sopra di lei con in mano una spada. Per poteva anche essere che in questo modo Irene cercasse di impressionarmi e di intrappolarmi con dei ricordi che mi avrebbero legato le mani o che cercasse, dal carattere delle mie risposte, di ricavare qualche indicazione sul suo destino.

Finalmente giunsero le donne. Eliodora entr per prima e a lei Irene si inchin.

- Salve, Signora dell'Egitto - disse. - Se aveste ascoltato il mio consiglio in passato, quel titolo sarebbe potuto essere vostro davvero, e l voi e vostro marito avreste potuto fondare una nuova dinastia indipendente dall'impero che sta andando verso la rovina.

- Non ricordo un simile consiglio, Signora - rispose Eliodora. - Mi sembra di aver seguito la via pi corretta, quella che  piaciuta a Dio, e che mi ha fatto riavere mio marito, sebbene voi lo abbiate malvagiamente privato degli occhi!

- Vostro marito! Dite ci quando  stata Martina a essere sempre al suo fianco? - chiese con voce pensierosa. - Be', potrebbe essere, perch strane cose accadono in questo mondo.

Si ferm e io udii sia Eliodora sia Jodd muoversi come se fossero in preda all'ira, perch il feroce dardo aveva raggiunto il bersaglio. Poi Irene prosegu pi dolcemente.

- Signora, posso dirvi che a mio giudizio, la vostra bellezza  persino superiore a quanto fosse in precedenza, sebbene sia vero che sia passata da germoglio a fiore. Poche donne portano i loro anni e il fardello della maternit cos lievemente in queste terre tanto calde.

Eliodora non rispose perch in quel momento entr Martina. Vedendo Irene per la prima volta, dimentic tutto ci che c'era stato tra loro e si inchin nell'antica guisa, mormorando le parole familiari:

- La vostra serva vi saluta, Augusta.

- No, Martina, non usare questo titolo per qualcuno che ha abbandonato il mondo e le sue vanit. Chiamami Madre se vuoi, perch quello  l'unico titolo con il quale quelle del mio Ordine possono essere chiamate. In verit, come tua madre in Dio, ti benedico, perdonandoti di cuore per tutti i mali che mi hai fatto, perch sei stata spinta da un amore maggiore di quello che qualunque donna reca verso un'altra donna. Per il bruciante fuoco della passione si  beffato di entrambe... ma di ci spero che avremo occasione di parlare. Non devo far perdere tempo al Generale Olaf, che il destino, in cambio delle molte sofferenze, mi ha voluto assegnare come carceriere.

Oh, Olaf - aggiunse con una lieve risata. - Qualche visione del futuro mi deve aver spinto ad addestrarvi a questo compito. Attendo la sentenza che siete sul punto di pronunciare. Parlate, Eccellenza.

- Signora - dissi lentamente, - ho considerato attentamente la lettera dell'Imperatore Niceforo. Sebbene possa essere interpretata in modo diverso, non vi riesco a trovare alcun ordine preciso per cui io debba farvi accecare, ma solo l'ordine di tenervi sotto stretta sorveglianza, dandovi ci che  necessario per il vostro sostentamento. Questo, quindi,  ci che far, e con la prima nave che si recher a Bisanzio far rapporto della mia azione all'Imperatore.

A quel punto, quando ud quelle parole, l'orgoglioso spirito di Irene finalmente si spezz.

- Dio vi ricompensi, perch io non sono in grado di farlo, Olaf - mormor piangendo. - Dio vi ricompensi, santo tra gli uomini, che potete ripagare ferite crudeli con la pi misericordiosa piet!

E cos dicendo, scoppi in lacrime e cadde svenuta al suolo.

Martina corse ad aiutarla, ma Eliodora si gir verso di me e disse con la sua dolce voce: - Questo  degno di te, Olaf, e io non avrei agito diversamente. Per, marito mio, temo che questa tua piet abbia firmato la nostra condanna a morte.

E cos infatti successe, anche se quella sentenza non venne mai eseguita. Feci il mio rapporto a Bisanzio, e nel tempo dovuto, mi giunse la risposta sotto forma di una lettera dell'Imperatore, nella quale approvava freddamente il mio gesto con frasi fatte e formali. Aggiungeva che la verit era stata resa nota pubblicamente a quei detrattori dell'Imperatore che avevano annunciato che lui aveva fatto prima accecare Irene e poi l'aveva messa a morte a Lesbo, dopodich le loro lingue malvagie erano state zittite.

Seguiva poi una frase significativa:

Ordiniamo che voi, vostra moglie, i vostri figli e il vostro luogotenente, il capitano Jodd, insieme a sua moglie e ai figli, abbandoniate i vostri incarichi e veniate con la massima urgenza presso la nostra Corte di Bisanzio, cos che possiamo conferire con voi su alcune faccende.

Se non vi fosse conveniente, o non riuscirete a trovare alcuna nave adeguata con la quale salpare immediatamente, sappiate che entro un mese dal ricevimento di questa lettera la nostra flotta si recher a Lesbo e porter voi e gli altri precedentemente menzionati alla nostra Presenza.

- Questa  una sentenza di morte - disse Martina quando ebbe finito di leggere quel passaggio. - Ne ho viste parecchie di simili ai miei tempi quando ero la segretaria privata di Irene.  la formula comune. Non dobbiamo assolutamente andare a Bisanzio, Olaf, altrimenti saremo perduti.

Eliodora a sua volta intervenne. - Marito mio - disse, - prevedendo tutto questo, io, Martina, Jodd, e la maggior parte degli uomini del Nord, abbiamo preparato un piano per la nostra salvezza; se ti  cara la vita di noi tutti, ti preghiamo di non scartarlo.

Abbiamo acquistato due buone navi, e le abbiamo armate e rifornite di ogni cosa necessaria. Inoltre, nei due mesi passati, abbiamo venduto la maggior parte delle nostre propriet, trasformandole in oro. Questo  il nostro piano: fingere di ubbidire all'ordine dell'Imperatore, ma invece di dirigerci a Bisanzio, fare vela verso Nord, verso la terra in cui sei nato, dove, avendo un titolo e delle terre, puoi ancora diventare un capo potente. Se partiamo subito, non incontreremo la flotta imperiale, e credo che nessuno ci seguir.

A quel punto chinai il capo per un po' e pensai. Poi lo sollevai e dissi: - Cos sia. Non c' alcun'altra strada.

Se fosse stato per me non avrei fatto nulla. Sarei andato alla Corte dell'Imperatore e l avrei discusso della questione con lo spirito del giocatore d'azzardo, preparato a vincere o a perdere. Avrei avuto dalla parte mia tutti gli anti-iconoclasti che adoravano Irene, cio la buona met dell'Impero e, se fossi morto, sarei morto come un santo.

Per una moglie e dei figli sono i doni pi preziosi di Dio, e i pi benedetti, perch trasformano i nostri cuori in acqua. Cos, per la prima volta nella mia vita, ebbi paura e, per il loro bene, fuggii.

Come ci si poteva aspettare, avendo l'intelligenza di Martina, l'amore di Eliodora e la lealt degli uomini del Nord dalla mia, il nostro piano funzion perfettamente. Venne inviata una lettera all'Imperatore dicendo che avremmo atteso l'arrivo della flotta per obbedire ai suoi ordini, dato che avevamo alcune questioni private da sbrigare prima di lasciare Lesbo. Poi, una sera ci imbarcammo su due grandi navi: eravamo circa quattrocento.

Prima di partire dicemmo addio a Irene. Si trovava seduta all'esterno della casa che le era stata assegnata, occupata a filare, perch era suo desiderio guadagnarsi il pane che mangiava con il proprio lavoro manuale. Attorno a lei giocavano i figli di Jodd e i miei, che per evitare sospetti, avevamo mandato l fino al momento dell'imbarco, dato che la gente di Lesbo conosceva i nostri piani solo per sentito dire.

- Dove andate, Olaf? - chiese Irene.

- Ritorno al Nord, da dove sono venuto, Signora - risposi, - per salvare le loro vite - e indicai con la mano i bambini. - Se rimanessi qui, moriremmo tutti. Siamo stati chiamati a Bisanzio, come credo voi abbiate spesso fatto con gli ufficiali che avevano cessato di compiacervi.

- Capisco, Olaf: comunque so di essere io la persona che vi ha causato tutti questi problemi perch mi avete risparmiata. Inoltre so, attraverso degli amici, che d'ora in avanti, per motivi politici, quel poco che mi resta da vivere lo vivr in pace, e forse conservando anche la vista. Tutto ci lo devo a voi, sebbene alle volte mi penta di avervi chiesto quel favore.

Scendere dal rango di Imperatrice a quello di filare la lana  un grosso cambiamento, e lo trovo difficile da sopportare. Tuttavia devo fare pace con Dio, e verso quella pace mi impegno. Perch non mi portate con voi, Olaf? Mi piacerebbe fondare un convento in quel vostro gelido paese del Nord.

- No, Augusta, io ho fatto per voi tutto il possibile, ma ora dovete cavarvela da sola. Ci separiamo per sempre. Parto da qui per finire dove ho iniziato. Il mio luogo di nascita mi chiama.

- Per sempre  una grave parola, Olaf. Siete sicuro che ci separiamo per sempre? Forse ci incontreremo nuovamente nella morte o in qualche altra vita. Questo era il credo di alcuni dei pi saggi del mio popolo prima che divenissimo cristiani, e forse i cristiani non conoscono ogni cosa, dato che il mondo ha imparato molto prima della loro venuta. Spero che possa essere cos, Olaf, perch ho un grosso debito con voi e vorrei ripagarvi in maniera completa. Addio.

Portate con voi la benedizione di un cuore peccatore e infranto. - E, alzatasi, mi baci sulla fronte.

Qui termina la storia di questa mia vita come Olaf Spadarossa, dato che di essa non riesco pi a ricordare nulla. Cala l'oscurit. Di ci che accadde a me e agli altri dopo la mia separazione da Irene ricordo poco o nulla. Senza dubbio facemmo rotta verso Nord e, credo, giungemmo sani e salvi ad Aar dato che ho deboli visioni di Iduna la Bella invecchiata, ma ancora nubile, perch la macchia del sangue di Steinar ancora infangava la sua fronte agli occhi di tutti gli uomini; e persino di Freydisa, con i capelli bianchi e l'aspetto nobile.

Come ci incontrammo e come ci separammo alla fine, mi chiedo? E quale fu il destino di Eliodora e dei nostri figli, di Martina e di Jodd? Inoltre, la profezia di Odino, emessa dalle labbra di Freydisa nel Tempio di Aar, che lui e la sua Corte di di o Demoni, sarebbero prevalsi sulla carne mortale mia e di quelli che si stringevano a me, alla fine si comp o no?

Non so dirlo. Non posso dirlo. La tenebra ci inghiotte tutti e la storia  muta.

A Aar ci sono molte tombe!  in mezzo a loro, non molto tempo fa, che gran parte di questa storia mi ritorn in mente.

FINE


